Come si può prendere sul serio un improbabile (ma in carica!) leader politico che mostra sempre e solo una faccia truce, incazzata con l’universo mondo, e contemporaneamente indossa sul ciuffo cotonato, in ogni occasione, un ridicolo cappellino rosso con la scritta MAGA, che lo fa apparire come un bambino non troppo intelligente a cui hanno appena sottratto la girandolina colorata? Questa domanda perseguiterà gli storici, se mai ce ne saranno ancora, dei prossimi decenni, o forse secoli. Certo, la Storia ha precedenti illustri, dalla mano sulla pancia di Napoleone al mascellone del Duce, o i baffetti di Hitler, o i baffoni di Stalin, simboli astrusi di potenza e di autorità (non autorevolezza, che è un’altra cosa …). Resta purtroppo costante l’incapacità delle genti di scoppiare a ridere di fronte a tali segni di evidente megalomania, egotismo, poca saldezza morale. La reazione più indicata sarebbe il famosissimo invito di Totò: “Ma mi faccia il piacere …!” Invece il trucco funziona ancora, a giudicare dallo stato di caos nel quale il mondo è precipitato, a causa della dabbenaggine di milioni di sprovveduti (absit injuria verbis …) che, per pigrizia mentale e mancanza di iniziativa, si sono fatti abbindolare dai suddetti imbonitori, salvo incazzarsi a morte e imprecare contro il nulla, una volta scoperto di essere stati turlupinati. E quelli/e che hanno cercato di acconciarsi, di addomesticare il Moloch, di stare un po’ di qua un po’ di là, di “fare lo scemo per non andare in guerra”, si trovano di colpo col culo per terra, né di qua né di là, e con la guerra alle porte. Altro che ponte …! Resta solo da sgomberare macerie e procedere alla conta dei danni, con tanta fatica, e spesso tanto sangue, per rimediare. Qui siamo arrivati. Hic Rhodus hic salta. Poi la Storia va avanti, prende sentieri a volte imperscrutabili; essendo la risultante di un’infinità di forze e spinte diverse, vai a capire dove va a parare, vai a misurare se il bicchiere è più vuoto che pieno, se si sta svuotando o riempiendo, con che velocità, … Noi che stiamo qui, legati ad un granello di sabbia, cosa possiamo, cosa dobbiamo, fare? È sufficiente restare svegli, vigili, critici? Certo, male non fa, anzi è indispensabile, ma purtroppo non basta: le forze in gioco sono talmente spropositate che possono trascinare il mondo e la sua storia fuori dai binari di un pur tumultuoso sviluppo, in un deragliamento senza apparente possibilità di intervento. Cosa possono fare i cittadini di fronte all’assurdo paradosso dello Stretto di Hormuz? Nessuno, per decenni, aveva mai osato usarlo per strozzare il mondo, forse perché tutti tacitamente riconoscevano che lo Stretto aperto e libero serviva a tutti e bloccarlo sarebbe stato un suicidio collettivo. A tutti, ma non al folle, che si butta in una aggressione insensata e senza prospettive definite. La stessa aggressione, folle e presuntuosa, del suo amico autocrate di Mosca verso l’Ucraina, che da oltre quattro anni cade, cade, ma non cade mai, anzi resiste e lotta strenuamente … Irrilevante che l’Ucraina fosse una democrazia liberale e l’Iran un regime medievale teocratico di preti fanatici, violenti e sanguinari, da tempo meritevole di essere estirpato dal Medio Oriente. L’importante è la logica dell’aggressione come segno di potenza. Sono operazioni piratesche che o riescono subito o si trasformano in disfatte militari e pure politiche. Senza un’organizzazione pronta a cogliere l’occasione per rovesciare il regime in carica e prendere il potere, il risultato è, con ogni evidenza, il rafforzamento dello status quo: in Ucraina, per fortuna di tutti i democratici, Zelensky è sempre più forte, in Iran, l’evoluzione della guerra ha semmai annichilito la flebile opposizione democratica, bruciandole ogni possibilità di intervento. Quindi, scatenate frettolosamente le ostilità senza risultati politici, il regime sciita si è visto regalare la chiave del più spaventoso ricatto mai visto nell’era moderna. Uno Stretto, che era aperto, che ora è chiuso, ma forse riapre, o forse no, con le chiavi saldamente in mano a chi avrebbe dovuto essere sconfitto e che invece ad oggi risulta il vincitore, un regime dispotico che finora non aveva mai nemmeno immaginato di attivare una così radicale minaccia. Mentre il folle col ghigno truce e il cappellino rosso appare sempre più come il bambino che l’ha combinata grossa, e che cerca ancora di contare balle alla maestra. Peccato che il bambino senza girandolina disponga comunque di un certo bottone rosso … Ora però anche l’Iran dispone di un asset che non aveva e, comunque vada a finire, se lo giocherà fino in fondo, senza fare sconti a nessuno. Bel risultato …! Il mondo purtroppo subisce questo impazzimento e cerca di assorbirlo come può: l’economia globale è complicata, ma è anche adattativa. Chi rischia di restare schiacciata definitivamente in questo gioco al massacro è soprattutto l’Europa che, per sopravvivere e contare qualcosa, deve avviare senza indugi una formidabile riconversione verso lo status di grande potenza autonoma. Mario Draghi, uno che guarda lontano ma con i piedi per terra, lo predica da qualche anno. Le condizioni politiche, a causa di gelosie, di timori, di ritrosie di Paesi che hanno paura di perdere la loro stitica sovranità, non hanno permesso alcun passo avanti. Finora. La sconfitta di Orbán è un’ottima notizia, ma dovrebbe immediatamente essere seguita da una svolta decisa delle istituzioni europee, che dovrebbero lanciare immediatamente un vasto programma di integrazione dei sistemi di difesa, delle politiche industriali, della finanza, della ricerca, della formazione, e abolire “da domani” l’assurda regola dell’unanimità. E poi, servono tanti soldi per diventare una grande potenza. Solo l’Europa nel suo insieme può ancora indebitarsi: i singoli Paesi no. Se qualche leader europeo si dovesse spaventare per tanta responsabilità, dovrebbe ricordare che Helmut Kohl confessò a Prodi che, se avesse chiesto ai tedeschi di rinunciare al marco per l’euro, i tedeschi lo avrebbero inseguito coi forconi. Lui si prese la responsabilità di decidere, e decise per il meglio, con buona pace dei forconi. Un coniglio furbone come David Cameron invece volle giocare col fuoco e si bruciò con la Brexit (e oggi tutti o quasi i sudditi di Re Carlo vorrebbero tornare indietro …). In politica, fatti salvi gli ideali fondamentali, bisogna cercare e trovare le strade più efficaci, che spesso sono ostiche e tortuose. Per questo al potere bisogna mandare i migliori, e non i più simpatici e chiacchieroni. La situazione americana non ci permette nemmeno di essere sicuri che a novembre si voti per davvero, o che l’esito delle elezioni non venga impugnato dagli sconfitti. Con la improbabile corte dei miracoli che si è raggruppata intorno al cappellino rosso le peggiori previsioni sono, ahimé, tutte plausibili e da qui, dall’Europa, possiamo fare poco o nulla. Tanto vale allora dedicarsi a sé stessi, a prepararsi per un futuro peggiore, dove l’Europa potrebbe ritrovarsi sola al mondo a praticare una democrazia aperta, equa e solidale, e disposta a difendere e ricostruire un sistema di democrazia più moderno e robusto. È un compito da “far tremar le vene e i polsi”, un compito al quale l’Europa dovrebbe destinare la crema delle risorse continentali, prendendole dovunque si trovino, una specie di mobilitazione straordinaria per il tempo necessario, siano mesi oppure anni. Giocare con avversari così pericolosi senza poter esprimere il massimo di intelligenza è da irresponsabili. Quello col cappellino rosso rapisce il Presidente di uno Stato vicino, un dittatore, ma mica l’unico …, minaccia di annettere la Groenlandia, Panama e pure il Canada, sguinzaglia le forze più violente e retrive dell’ebraismo in una assurda caccia al palestinese, insulta gli alleati, litiga con il Papa, assale il regime iraniano senza una strategia definita, minaccia di distruggere civiltà millenarie, in totale spregio degli interessi della sua nazione, che intanto sta andando a rotoli, mentre invece cura benissimo i propri, uno che si circonda di persone pericolose e incompetenti che sembrano uscite da un film dell’orrore e che predicano apertamente le più devastanti teorie suprematiste, … Se l’America non trova al più presto il bandolo di questa infernale matassa e resta irretita da questa congrega di squilibrati, servirà, prima o poi, che un’armata europea sbarchi sulle spiagge del New Jersey, per aiutare a rimettere le cose a posto? Un film già visto, al contrario però …
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