Il poco decifrabile risultato delle elezioni in Israele, dove per ora non ha vinto nessuno e paradossalmente l’ago della bilancia sembrano essere i partiti arabi israeliani, insieme ai più rassicuranti esiti delle elezioni in Brasile, vinte dal vecchio ma indomabile Lula, e in Serbia, vinte da un partito-non-partito fondato da giovani studenti stufi del vecchiume sovietico del precedente regime, inducono da una parte a pensieri positivi e confortanti, dall’altra certificano la dimensione epocale della minaccia cui sono sottoposti i sistemi democratici. Meglio vincere che perdere , avrebbe detto Max Catalano di “Quelli della notte” ma, quando si vince per un soffio, è opportuno tenere conto del peso dei perdenti. Infatti, la bilancia può pendere ora di qua, ora di là. Che vincano la libertà e la democrazia ci riempie di gioia, ovviamente, ma guai a dimenticare che un peso quasi uguale ce l'hanno gli avversari populisti con chiare tendenze antidemocratiche e illiberali, che ormai ...
Ognuno ha i suoi vizi. A volte sono inconfessabili, io però il mio vizio lo confesso. Seguo assiduamente il dibattito politico, ogni giorno, su giornali, televisioni, social (anche se me ne tengo personalmente lontano …), agenzie, commenti, interviste e dichiarazioni … Forse dovrei disintossicarmi, ma la dipendenza dalla politica è peggiore di quella da sostanze psicotrope, e non esiste metadone né un San Patrignano per questo tipo di affezione. È un vizio di lunga data, vecchio di molti decenni, coltivato anche quando facevo un mestiere molto diverso dal pensionato con aspirazioni da blogger. Ho visto e sentito di tutto, per quasi sessant’anni, ma oggi mi sento proprio spaesato. La confusione sotto il cielo della politica italiana mi pare avere raggiunto livelli mai visti prima. Sono saltati tutti gli schemi (come dicono i peggiori telecronisti) e l’agone è diventato un gigantesco cortile, dove è in corso una rissa terrificante, nella quale si fa fatica a distinguere le parti in camp...