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La putenza della 'gnuranza

  Dovremmo scandalizzarci perché il Signor Ministro della Cultura del nostro sventurato Paese si dimostra ancora una volta di un’ignoranza abissale, tanto da infilare Galileo Galilei tra gli ispiratori del viaggio di Cristoforo Colombo, morto quasi 60 anni prima (1506) che il Pisano nascesse (1564). Ma subito arriva chi giustifica l’Autorità, dicendo che il povero Ministro ha scambiato Galileo con Tolomeo (in fondo suonano quasi uguale …, capita, a chi ha tante cose per la testa!). Guai a dover riconoscere che buona parte della nostra classe politica ha una cultura semplicemente e drammaticamente inadeguata ai ruoli che ricopre. Guai a dover riconoscere che il Ministro Sangiuliano, uno che candidamente confessa di non leggere nemmeno i libri che dovrebbe giudicare come membro onorato di una prestigiosa Commissione, o che sposta Times Square da NYC a Londra, è in ottima compagnia, al Governo e in Parlamento, nei luoghi cioè dove dovrebbe sedere la crema culturale della società. Guai a d
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La Costituzione più bella del mondo

  Solo qualche irriducibile (e anche un po’ bigotto) conservatore trinariciuto può continuare a difendere a spada tratta la nostra Costituzione così com’è oggi, compresi i recenti sbreghi inferti dalla nefasta (e stupida!) riforma a cinquestelle sul numero dei parlamentari, ridotto  “ad minchiam” , solo per dimostrare la loro perniciosa esistenza, e con la colpevole complicità del PD di Nicola Zingaretti. Credo che ogni persona ragionevole non possa che concordare sulla opportunità/necessità di aggiornare un documento di ottant’anni fa, concepito in un mondo ormai distante anni luce dal nostro. E infatti sono oltre quarant’anni che le migliori menti della nostra generazione si sono applicate (vanamente!) a questo improbo compito. Saranno stati tutti perdigiorno in cerca di un qualche modo per impiegare le giornate? Non credo proprio. In realtà, alcune modifiche nel tempo sono passate, e guarda caso quasi tutte peggiorative, e non poco, dell’esistente: per ultima, quella appena ricordat

Rompere le righe?

  Dopo sconfitte (e figuracce) come quella di domenica scorsa c’è sempre il rischio di un generico  “rompete le righe”, “ognuno per sé e Dio per tutti” , o altri luoghi comuni simili. Quando si sbatte violentemente contro un muro che peraltro è sempre stato lì, in bella vista, e che molti hanno fatto finta di non vedere, è inevitabile la voglia di mandare tutto e tutti al diavolo e dedicarsi al giardinaggio, alla filatelia, o altra attività equipollente…, e che ciascuno si aggiusti come può. Vero è che poi qualcuno si aggiusta davvero in qualche modo, perché la storia va avanti e se ne frega dei nostri giramenti, della rabbia, dello sconforto. E meno male! Il problema è capire se e come partecipare … Problema esistenziale, che ciascuno deve risolvere con la sua coscienza. Partecipare può significare anche solo attendere gli eventi oppure muoversi per provocarli. Tutte scelte legittime, sacrosante, rispettabili. D’altronde, metà dell’elettorato italiano (e non solo) ha già deciso di sta

La strada dei riformisti

  Quelli che sanno vivere dicono che quando si perde, si impara. È certamente vero, ma questo non vuole dire che l’apprendimento non sia doloroso, spesso molto doloroso. Soprattutto quando si perde per un soffio, e in modo inaspettato. Guardando i risultati elettorali dello scorso  weekend , proprio non riesco a non starci male. Avevo dichiarato la mia convinta adesione al progetto di  Stati Uniti d’Europa  (SUE) e purtroppo quel progetto (per ora) è miseramente fallito. Un minuscolo 0,2% meno del necessario (circa 50.000 voti su un milione) è bastato per far sì che nessun candidato sarà eletto al Parlamento di Bruxelles e Strasburgo. C’erano in campo due distinti partiti, dal programma quasi uguale (SUE ed Azione), e lo scenario peggiore possibile si è avverato: nessuno dei due ha raggiunto il fatidico 4%, necessario per eleggere parlamentari: 1.666.000 voti totali buttati via … uno schiaffo a tutti gli elettori che ci avevano creduto e sperato. Potevano essere sette, o otto. Saranno

L'immagine della politica

Chi è al potere sceglie e impone la sua immagine. D’altronde, con quell’immagine ha ricevuto il potere in gestione dai cittadini ed a quell’immagine ha affidato la comunicazione, il modo di mostrarsi e le peculiarità per le quali farsi distinguere. In realtà lo facciamo un po’ tutti: più o meno coscientemente, ci costruiamo un’immagine per noi stessi e per gli altri; spesso ne restiamo anche schiavi e fatichiamo a cambiarla, casomai ci venga in uggia e vogliamo aggiornarci. Siamo tutti animali sociali e la nostra vita, piaccia o no, si svolge in mezzo all’altra gente. Per un/a potente è una questione cruciale, visto che è sempre sotto gli occhi di tutti, amici e nemici, tutti pronti a sottolineare i pregi o esaltare i difetti: quindi nulla avviene per caso. Benito Mussolini, per dire uno che fu potente per un bel po’, costruì un’immagine tutta basata su  “petto in fuori, pancia in dentro, mascellone e sguardo fiammeggiante”  e non si può dire che non abbia avuto successo, malgrado l’ev

La sinistra schizofrenica

  Nei lunghissimi anni di forzata opposizione ai governi centrati sulla Democrazia Cristiana, ovvero gli anni del  fattore K  e della  conventio ad excludendum , il Partito Comunista Italiano sviluppò una notevole capacità di sfruttamento delle possibilità “interstiziali” di gestione del potere. Voleva dire infiltrare (favorire l’inserimento di …) persone di “area” dovunque fosse possibile (amministrazioni, telecomunicazioni, giornali, burocrazia, magistratura) per esercitare quel po’ di influenza e di potere che la situazione permetteva. Funzionò benone per molti anni. Nel 1970 la DC concesse la legge applicativa dell’ordinamento regionale previsto dalla Costituzione del 1948 e per la prima volta in quell’anno si votò per eleggere gli organi di governo delle Regioni. Questo significò per il PCI accedere direttamente, e finalmente, al governo, almeno nelle Regioni tradizionalmente “rosse” del Centro Italia, laddove Il PCI rappresentava, e rappresentò a lungo, una larga maggioranza degl

Sfidare la sorte

  Avvertenza: questo post è un po’ lungo. Chi si annoia può saltare al fondo … e poi tornare indietro … Sfidare la sorte è sempre pericoloso. E qui da noi l’abbiamo sfidata a lungo. Vediamo. Dopo la fine della cosiddetta Prima Repubblica, quella bloccata dalla Guerra Fredda, col  fattore K  (ovvero l’esclusione dei comunisti dal potere centrale) che cristallizzava maggioranze ed opposizioni, infine travolta da Tangentopoli, il Presidente della Repubblica ha dovuto sempre più assumere funzioni di supplenza di una classe politica fortemente screditata, tramortita, semismantellata dal micidiale uno-due che la Storia le aveva riservato: la caduta del Muro e la conseguente caduta dei partiti novecenteschi. Che si tratti di Seconda Repubblica o meno (la disputa non mi appassiona), dal 1992 in poi è cambiato tutto. Anche, e forse soprattutto, la funzione del Presidente. Un breve ripasso. Chiusa la tumultuosa avventura del “picconatore”  Francesco Cossiga , costretto alle dimissioni il 28 apri

Farsa Italia

  Come diceva il mio illustre conterraneo Ennio Flaiano:  “la situazione è grave, ma non è seria” . E come potrebbe esserlo? Si fa fatica a trovare un senso a quello che stiamo vivendo, nella quasi totale indifferenza generale. Manca un mese alle elezioni del Parlamento Europeo, quello di Bruxelles e Strasburgo, e praticamente, salvo una lodevole eccezione di cui parliamo dopo, nessuno si occupa dell’oggetto della votazione, cioè della Unione Europea e del suo futuro, ammesso che ne esista uno … Cosa c’è di serio in un candidato generale, omofobo e sbruffone, che sembra uscito da una  pochade  d’altri tempi (ricordate il colonnello Andreas Automatikos di  “Vogliamo i colonnelli” )? E cosa c’è di serio in una Premier col cappello da bersagliere, una che condannava sdegnata (quelli di destra sono sempre sdegnati, fateci caso, … anche Conte e il M5S, indubbi esponenti di destra, sempre sdegnati e vibranti di rabbia), condannava, dicevo, le  “mancette elettorali” , ma ora cerca di spacciar