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Vendetta o giustizia?

In un articolo su Il Foglio , Adriano Sofri pone allo Stato italiano (ed anche a quello francese) la domanda retorica:  “e adesso che ve ne fate?” . La domanda può avere un qualche valore letterario, ma non ha alcun valore civile. Adriano lo sa bene, perché lui la sua pena, pur dopo infiniti, discussi e tormentati processi, l’ha scontata, secondo la legge, ed ora è un autorevole e stimato opinionista. Lo Stato, dei condannati, se ne fa quello che deve: assicura, seppur con grave ritardo, che pene per reati gravissimi, comminate in via definitiva, vengano scontate, con tutte le garanzie previste dalla legge, comprese quelle sulla funzione rieducativa, funzione intrinseca al concetto stesso di pena non vendicativa. Lo Stato ha infatti il diritto di comminare pene per i reati commessi ed il fatto che le pene vengano scontate secondo la legge è parte integrante della funzione sociale della pena stessa. Nessuno degli arrestati molto probabilmente, ed anche giustamente, farà un solo giorno d

Quel peso sulle spalle

Ho avuto la ventura (e anche la pazienza…) di seguire la serie, molto lunga, di interviste pubblicate da  Il Riformista  ad esponenti più o meno giovani (più meno che più, devo dire) della sinistra storica, alcuni collocati ancora nel PD, altri nelle immediate vicinanze, altri un po’ più lontano. Comunque tutti nomi molto altisonanti e rispettabili. Inutile farne l’elenco, qui ci occupiamo di quello che pensano e dicono. Ebbene, una cosa appare chiarissima in tutti, nessuno escluso. In quella parte di sinistra, numericamente piccola ma culturalmente ancora influente, è evidente, ed anche prevalente, un sentimento chiarissimo: la voglia struggente di tornare all’opposizione, togliendosi dalla scomodissima posizione, che la sinistra più “responsabile” ha dovuto mantenere per ormai una decina d’anni quasi interi, di dover rispondere al Paese di quello che riesce a fare e soprattutto di quello che NON riesce a fare. L’appoggio doloroso a Mario Monti, maldestramente amplificato dai giaguari

Italiani, brava gente?

  Da via Tasso ha detto:  "Non tutti fummo brava gente: e non scegliere è immorale.” Giù il cappello! Ci voleva Mario Draghi per dire con tanta semplicità e chiarezza parole che non si sono sentite spesso negli ultimi settant’anni? Quello che passa per essere un “tecnopopulista”, come dice sprezzantemente la professoressa Urbinati (fulgido esempio di “vera sinistra” da talk show), un banchiere, un rappresentante delle élite,  “quello del Britannia”  per intenderci, è però capace di dire con fermezza ciò che certamente non è mai entrato nel lessico comune del dopoguerra. Altro che festa di tutti, i morti sono morti, ognuno piange i suoi, erano tutti giovani e forti, … macché! “Non tutti fummo brava gente” , tra di NOI, tra gli italiani, c’erano assassini, c’erano persecutori, c’erano razzisti, c’erano quelli dalla parte sbagliata e quelli dalla parte giusta. E  “non scegliere è immorale” . La Repubblica è stata fondata sulla scelta e non sull’ambiguità, e riconciliarsi non signific

La rissa

Per capire, e restarne insieme sbalorditi, il livello di imbarbarimento raggiunto dallo scontro politico all’interno dell’area di centrosinistra, è davvero illuminante l’episodio che vado brevemente ad illustrare. Bologna, città storicamente di sinistra, nella quale il Sindaco Merola va a scadenza, voterà ad ottobre. Erano previste primarie, dalle quali si pensava dovesse uscire la candidatura “ufficiale” di Matteo Lepore, Assessore nell’attuale Giunta e molto legato al Sindaco PD uscente. Primarie di conferma, diciamo … A scompaginare le previsioni arriva però la candidatura di Isabella Conti, popolarissima Sindaca (eletta con oltre l’80% dei voti) di San Lazzaro di Savena, famoso per l’omonima Fiera, quella di Guccini, dove tra ragazzi e ragazze si giocava alla  “merola” , ma sotto gli occhi lubrichi della vecchia – la  “merola”  dei miei  “quaglioni” ! –, nostalgica dei  “pezzoloni”  della sua gioventù, ma ora acconciatasi a più prosaici  “fittoni”  (insomma, chi non se la ricorda,

Il mostro

Ma possiamo dire, papale papale, che Beppe Grillo che sbatte la mani sul tavolo ha perso la testa? Che è incompatibile con qualsiasi forma di politica nell’ambito democratico? Possiamo toglierci quella specie di nefasta soggezione che (a qualcuno, ma non sono pochi) incute un personaggio così inquietante? Possiamo considerare con sgomento che la politica italiana dell’ultima dozzina di anni è stata pesantemente condizionata da una persona che ha in spregio qualsiasi logica di comportamento che non sia il suo interesse personale (manettaro o garantista, secondo la convenienza), che non dimostra alcuna capacità di analisi equilibrata della realtà? Perché tanta cautela nel denunciare ciò che è così evidente? Nel prendere definitivamente le distanze da tanta protervia? Abbiamo dimenticato il trattamento riservato dal soggetto in questione e dai suoi accoliti a chiunque degli avversari sia stato anche solo sfiorato da un sospetto di colpevolezza? Le campagne di stampa, le aggressioni, i giu

La Carta

Pare, dico pare, che l’avvocato Giuseppe Conte (ricordate? quello simpatico, con la pochette a quattro punte …) sia da parecchie settimane impegnato in un compito molto gravoso: scrivere la Carta dei Valori del nuovo Movimento (o Partito, chissà) 5 stelle, compito perfidamente affidatogli da Beppe Grillo in persona, con la promessa di nominarlo Capo del sodalizio (prestigiosa carica monocratica, già toccata a giganti del calibro di Luigi Di Maio e Vito Crimi). Lo si immagina, l’avvocato del popolo, chiuso in uno studio semibuio, senza pochette, davanti ad un vecchio PC, che scrive, corregge, cancella, riscrive, ricorregge, ricancella, e via così, perdendo  “’o suonno e ‘a fantasia” , come l’innamorato disperato di  “Dicitenncello vuje”  (Enzo Fusco, 1930). In realtà l’Elevato lo ha incastrato di brutto, dandogli un compito con tutta evidenza impossibile. Per scrivere una Carta dei Valori, il primo passo dovrebbe essere quello di riconoscere dei Valori, appunto. Poi uno può anche scrive

Il gusto pieno della vita ...

Ricorrono in questo periodo molti anniversari importanti. Il primo volo orbitale di Gagarin, il primo e l’ultimo lancio dello Space Shuttle, separati da trent’anni giusti di difficile, perfino tragico, ma comunque esaltante e proficuo, svolgimento del progetto, l’anno prossimo sarà la volta dell’ultima presenza umana sul suolo lunare, … Non solo imprese legate all’esplorazione dello spazio, anche se queste restano molto presenti nell’immaginario popolare. Potrei citare progetti colossali come la mappatura del genoma umano che ha impegnato oltre dieci anni, lo sviluppo dei vaccini anti-Covid, la ricerca del bosone di Higgs, la misurazione delle onde gravitazionali, ma perfino l’unità d’Italia, giusto 160 anni fa, mirabile realizzazione del visionario Cavour … Sono imprese che scaturiscono da progetti, progetti lunghi, difficili, complessi, rischiosi, costosi, a volte non privi di risvolti tragici, ma che comunque testimoniano quella spiccata capacità umana che è prefiggersi obbiettivi,

La resa dei conti

Volano stracci. Stracci moderni e d’antan, pezzi di trine vecchie un secolo e più. Ma volano, ed è giusto che volino. Si spera solo non invano … Stracci accumulati, impolverati, unti, sporchi, dai colori stinti, oppure ancora vivaci. Ce n’è per tutti. La temperie politica surriscalda gli animi, riattizza dolori e ferite latenti, che riprendono a sanguinare come fossero di ieri. Insomma, che tutto questo volare di stracci rappresenti la volta buona per chiarire pendenze mai chiarite per decenni? Dovrei ora dire di cosa sto farneticando, prima che qualcuno dei miei famosi 25 lettori si stufi e passi a qualcosa di più ameno. Ecco qui: capita che la caduta del governo Conte bis, la sciagurata e ridicolmente inutile caccia al responsabile per salvarlo in extremis, la chiamata sul podio a gran voce del Maestro Draghi e le sue prime mosse, tutt’altro che soft (chiedere ad Arcuri, ma anche ad Erdogan …) hanno avuto l’effetto di un terremoto sul già traballante sistema politico italiano. Tutti

Quale sinistra?

Dunque, ricapitoliamo. Se a me sembra naturale affermare:  “Chissenefrega dei cinquestelle!” , a qualcun altro sembra altrettanto naturale fare del rapporto con gli stessi un obbiettivo politico prioritario (qualsiasi cosa questo significhi …). Fin qui, ognuno ha le sue idee. Però, però, …, se a fare del rapporto coi 5S un obbiettivo politico è una parte che si dichiara apertamente “di sinistra”, a me viene da pensare. Cogito, ergo scribo  (con mille scuse a Cartesio). Da una cinquantina d’anni abbondanti io mi ritengo “di sinistra”. Da quando ero un anomalo liberale di sinistra (1969, espulso dal vecchio PLI di Malagodi) fino alla frequentazione dei movimenti studenteschi degli anni Settanta, all’avvicinamento al promettente PCI berlingueriano (prima del suo tragico riflusso degli anni Ottanta), alla lunga attesa della trasformazione del PCI in una “cosa” più adeguata alle esigenze di fine secolo, PDS, DS,  l’Ulivo, il PD, fino al trauma del referendum, con la crisi rapidamente rotola

L'attesa ...

È dura da digerire, ma con tutti i guai che ci ritroviamo, pare che il problema politico del centrosinistra sia tutto nel rapporto con il M5S. O con quello che ne resta dopo le vicissitudini che lo hanno progressivamente squassato, a partire dalla trionfale affermazione del marzo 2018 (sembra un secolo fa, ma sono solo tre anni …), quando un esercito di oltre trecento variegati parvenu della politica invasero il Parlamento italiano, carichi di “buoni“ propositi. Insomma, è da un po’ che non si parla d’altro: e i media tutti non fanno che sollecitare l’argomento, senza peraltro trovare negli interlocutori nessuno che risponda con un tondo: “Ma chissenefrega dei cinquestelle…!” Capisco che sarebbe una risposta poco cortese, ma in sostanza sarebbe l’unica risposta sensata. Vedo di argomentare, prima che qualcuno storca il muso e passi ad altra meno caustica e supponente lettura. Dovrebbe ormai esser chiaro a tutti che la straordinaria affermazione del Movimento, tre anni fa, non fu propi