L’anno che sta arrivando tra un anno passerà. Io mi sto preparando, è questa la novità. (L. Dalla, 1979) Che ad ogni anno ne segua un altro è sicuro: è così da qualche miliardo di anni (circa 14, dall’ultimo Big Bang) e non c’è Trump, Putin, o persino la nostra irrilevante Meloni, che tenga. Il problema è se quelli che non li “gradiscono” si stiano preparando o meno a fare qualcosa. (Do something, disse Mario Draghi qualche tempo fa, e Draghi è uomo d’onore, soprattutto non parla a vanvera …) Servirebbe una “novità”, appunto. Le leggi della fisica sono implacabili: un corpo mantiene il suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, fino a quando una forza perturbatrice non ne muti lo stato. Dov’è, se c’è, questa forza perturbatrice? E quanto, e come, dovrebbe perturbare l’attuale stato? L’America, intesa come USA, comincia a borbottare: il potere salvifico di Trump, a cui molti hanno creduto anche in buona fede, comincia a vacillare. Le guerre, che dovevano finire in poche settimane, non finiscono, il carovita, che angosciava gli americani, li angoscia sempre più, le tensioni sociali sono rilevanti e lo scontento è crescente. La vanagloria dell’aspirante premio Nobel per la Pace gonfia il petto a lui ed a qualche sodale ma, al cittadino MAGA, del Nobel non frega nulla. Chi aveva creduto all’America First non si appassiona alle sorti dell’Ucraina, al neoimperialismo della Russia, ai massacri di Gaza, alla tracotanza del governo di Israele. Si illudeva che la nuova amministrazione trumpiana gli rendesse la vita più facile e confortevole, e oggi non può che sentirsi deluso. Però tra undici mesi si vota per le elezioni di medio termine: manca ancora un po’ di tempo ma, a meno di colpi di mano (non escludibili) dell’aspirante autocrate col ciuffo giallo, la democrazia americana, o quello che ne resta, avrà la possibilità di lanciare un segnale importante di vita. Se gli anticorpi ci sono, si faranno sentire (già si sono fatti sentire in elezioni locali) e nessuno potrà fare finta di nulla: riconquistare la maggioranza alla Camera sarebbe un segnale chiaro e forte per una classe politica che non accetta nemmeno l’idea di poter perdere qualcosa su cui ha messo avidamente le mani. Qualcuno da quelle parti si starà preparando in modo adeguato ad un passaggio che, ancora di più rispetto alle elezioni dello scorso anno, potrebbe modificare per sempre i connotati della più antica democrazia liberale del pianeta? Sarebbe una bella “perturbazione” …! In Russia di forze perturbatrici non sembra di scorgerne neppure l’ombra. A meno di eventi traumatici, oggi imprevedibili, da quelle parti tutto resterà come prima. Nessuno si sta preparando e, se pure qualcuno volesse provarci, non farebbe una bella fine. D’altronde, in Russia sono secoli che non cambia nulla, malgrado le tumultuose “rivoluzioni”, e non si vede come e chi potrebbe mutare l’immutabile carattere conservatore della società russa. La Cina è un “dato di fatto”, che sfugge a qualsiasi tentativo di “occidentalizzazione”. Sta lì, si muove lungo traiettorie secolari che prevedono mutazioni piccole ma continue: è e resterà un interlocutore non riconducibile ai nostri usuali schemi mentali. L’India continuerà a crescere impetuosamente; gli indiani sono ormai più dei cinesi, insieme fanno oltre un terzo della popolazione mondiale, hanno risorse di ogni genere, incluso quelle intellettuali. Sono un player di primo piano e certamente giocheranno in Serie A. E poi ci siamo noi, noi occidentali, segnatamente noi europei, così benestanti (è oggettivo!), così supponenti, così legati ad una Storia che oramai è tutta passata, e siamo quelli che dovrebbero prepararsi meglio e di più alle nuove situazioni che si stanno venendo a creare. Siamo quelli che hanno più da perdere, in senso assoluto, e se non ci diamo una scossa, verremo travolti da realtà che hanno un abbrivio incomparabilmente superiore al nostro. Qui invece cincischiamo, temporeggiamo, qui ci guardiamo con sospetto, qui difendiamo arcignamente un particulare che è sempre più bigotto e provinciale, qui ci manca lo slancio ideale, la voglia e l’urgenza di cambiare per cercare di mantenere non dico una primazia, ma almeno un dignitoso posto da zona Champions. L’Europa sembra addormentata, stordita, sballottata dai flutti, avendo perso la rotta. Non c’è buon vento per il nostromo che non sa dove andare, dice la saggezza marinara. Do something, aveva detto Draghi, e qui invece non succede nulla. Passiamo il tempo a litigare con Orbán e quattro capetti di Paesi opportunisti e recalcitranti alla democrazia, mentre in casa movimenti apertamente nostalgici e reazionari crescono e si prendono il potere. Decisamente, non abbiamo ancora capito l’entità della posta in gioco, e se anche l’avessimo capita, non sembra che abbiamo idee per irrompere sullo scacchiere e rimetterci in gioco sul serio. Altro che Champions League, qui rischiamo la retrocessione. Si dice che di fronte alle difficoltà sia più facile trovare energie straordinarie: qui sembra il contrario. Abbiamo bisogno di risorse fuori dal comune e fuori dagli schemi. Dobbiamo uscire da un tran-tran esasperante per lentezza ed inconcludenza. Deciderci a fare 90 miliardi di debito comune per l’Ucraina invece di optare per un improbabile sequestro dei beni russi, che avrebbe compromesso la credibilità dell’euro sui mercati, ha richiesto una trattativa sfibrante tra 27 Stati, ognuno con una sua visione diversa e senza un obbiettivo comune. Era un provvedimento che avrebbe richiesto ben altra capacità decisionale. E allora, che fare? La mia risposta è chiara e semplice: l’Europa ha bisogno di Mario Draghi. Per almeno qualche anno, Draghi deve rientrare in scena e usare tutta la sua credibilità per dare una svolta sostanziale alla politica dell’Unione. Il suo programma è già scritto. Come arrivarci? Che strada seguire? Chi fa politica per mestiere deve trovare il modo. Ne va del futuro dell’Unione Europea e dei conseguenti equilibri internazionali. Solo con un cambio di vertice, con una scossa violenta, con un’azione eclatante, si può ribaltare una situazione stagnante che ci sta mettendo ai margini del mondo. Una forza perturbatrice deve cambiare le cose, altrimenti il moto, o la quiete, restano immutati, mentre il resto del mondo procede di gran carriera. Ecco, l’anno che verrà potrà essere diverso solo se qualcuno si sta preparando a cambiare. Sarà quella la novità. In ogni caso, buon anno nuovo a tutti!
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