Da qualche giorno nelle piazze e nelle stazioni campeggia un manifesto gigante che invita i cittadini a votare NO al prossimo referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Vabbè, direte voi, siamo ormai in piena campagna referendaria (pare si voti a marzo) ed è normale che le parti in causa si mobilitino per orientare l’opinione pubblica. Anche i sostenitori del SÌ promuoveranno simili iniziative … SÌ o NO: il quesito richiede una risposta semplice e tranchant su una riforma approvata dal Parlamento ed ora sottoposta, secondo le procedure costituzionali, al vaglio dei cittadini. Per quanto si possa dubitare sull’opportunità di chiedere ai cittadini tutti una decisione su un tema su cui neanche gli specialisti hanno parere concorde, anzi …, la Costituzione lo richiede e così sia. Bisognerebbe però attenersi al tema e non parlare d’altro. Il manifesto in questione infatti contiene informazioni e suggestioni talmente fasulle e mistificatorie da trasformarlo in una bufala, offensiva dell’intelligenza di chi lo legge. C’è scritto: “Vorresti giudici che dipendono dalla politica?” “Con la legge Nordio i politici vogliono controllare le decisioni dei magistrati”. “Al referendum, vota NO”. Non c’è altra informazione, eccetto quella del comitato promotore, che pare faccia capo alla Associazione Nazionale Magistrati (ANM), il potentissimo “sindacato” dei magistrati. Si rimane sorpresi dalla sfacciataggine di una comunicazione così fasulla: qui non si esprimono opinioni correlate con l’evento referendum, ma si fanno affermazioni del tutto campate in aria, ben oltre il limite della comunicazione ingannevole, peraltro punita dalla legge. Dire che “i politici” (non sfugge il tono di disprezzo per l’intera categoria, roba da populismo peronista), “vogliono controllare le decisioni dei magistrati” è un’affermazione del tutto fuorviante e priva di alcun riscontro oggettivo. Lo stesso vale per la domanda retorica sulla “dipendenza dei giudici dalla politica”. Intanto, la genericità de “i politici”, come se la politica fosse una fogna da cui nulla si può recuperare, poi “i magistrati”, come se fosse un unico insieme indistinto, giudicanti, gip, gup, requirenti, pubblici ministeri, penale, civile, … È evidente l’intenzione degli estensori del testo di provocare una reazione sdegnata a tanta intollerabile tracotanza. Peccato che la riforma sulla quale voteremo parli di tutt’altro, oggettivamente, testualmente, indiscutibilmente, aldilà delle legittime opinioni che ognuno può avere sull’argomento “separazione delle carriere”. L’autonomia e l’indipendenza della Magistratura nel suo insieme sono sancite dal primo comma dell’art. 104 della Costituzione e sono totalmente fuori dal quesito referendario. È un fatto, non è un’opinione. E negare i fatti è segno di disonestà intellettuale e di volontà manipolatoria e mistificatoria, cose che non ci si aspetterebbe da chi dice di voler difendere la democrazia. Certo, se la democrazia andasse difesa anche con bufale e disinformazione così sfacciate, questo non lascerebbe molte speranze per un confronto civile e sereno. Ma tant’è. I promotori del NO con quel manifesto dimostrano l’assoluta mancanza di argomenti nel merito della questione e si rifugiano in suggestioni mediatiche degne dei peggiori manipolatori. La riforma, piaccia o meno, verte sulla creazione di due CSM distinti per magistrati giudicanti e requirenti, sul sorteggio per la composizione dei CSM, sulla creazione di un’unica Alta Corte di Giustizia per le valutazioni disciplinari. Questo è il tema. Non altro. La riforma è scritta così. Che qualche esponente politico possa in cuor suo auspicare un controllo dell’esecutivo sulla magistratura requirente (cosa peraltro molto diffusa, senza scandalo, in democrazie ben più attrezzate della nostra) non tocca la forma e la sostanza del quesito. In aggiunta, di controllo della magistratura giudicante si parla solo nelle dittature più feroci ed oppressive. E non è il caso di nessun Paese civile. In conclusione, la comunicazione contenuta nel manifesto è vergognosamente mistificante, i promotori dovrebbero ritirarli e chiedere scusa per la terribile gaffe, inoltre non escluderei affatto una denuncia alla competente Autorità per comunicazione fallace. Non succederà nulla, in ossequio al quieto vivere ed al “tengo famiglia” nazionale. Resta che un momento di democrazia come un importante referendum costituzionale è stato sporcato da una goffa operazione di disinformazione che squalifica chi l’ha promossa e comunque inquina le acque. Che brutto episodio …! Di proposito ho evitato di argomentare nel merito della questione, perché in questa sede mi interessava segnalare la marchiana forzatura nel metodo. Sul merito spero che ognuno si costruisca un’opinione legata ai fatti concreti e non alle fake-news.
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