Dal Messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Parlamento nel giorno del giuramento, Roma, 03/02/2022: … Nell’inviare un saluto alle nostre Magistrature – elemento fondamentale del sistema costituzionale e della vita della società –mi preme sottolineare che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia. Per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività. Nella salvaguardia dei principi, irrinunziabili, di autonomia e di indipendenza della Magistratura – uno dei cardini della nostra Costituzione - l’ordinamento giudiziario e il sistema di governo autonomo della Magistratura devono corrispondere alle pressanti esigenze di efficienza e di credibilità, come richiesto a buon titolo dai cittadini. È indispensabile che le riforme annunciate giungano con immediatezza a compimento affinché il Consiglio Superiore della Magistratura possa svolgere appieno la funzione che gli è propria, valorizzando le indiscusse alte professionalità su cui la Magistratura può contare, superando logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario. Occorre per questo che venga recuperato un profondo rigore. In sede di Consiglio Superiore ho da tempo sottolineato che indipendenza e autonomia sono principi preziosi e basilari della Costituzione ma che il loro presidio risiede nella coscienza dei cittadini: questo sentimento è fortemente indebolito e va ritrovato con urgenza. I cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario. Neppure devono avvertire timore per il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone. Va sempre avvertita la grande delicatezza della necessaria responsabilità che la Repubblica affida ai magistrati. La Magistratura e l’Avvocatura sono chiamate ad assicurare che il processo riformatore si realizzi, facendo recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia, allineandola agli standard europei. … Mi scuso per la lunga, e spero non noiosa, citazione, ma ritengo utile fare un passo indietro, per cercare di capire quanto sta accadendo oggi. Furono inusuali, e pochi allora lo notarono, la lunghezza ed il dettaglio delle considerazioni del Presidente, peraltro giurista ed ex-magistrato costituzionale, sulla Magistratura: un pressante invito alle riforme, pronunciato nella sede più formale ed ufficiale possibile. Al Governo c’era ancora Mario Draghi (ahimè, ancora per pochi mesi); non c’era Meloni, non c’era Nordio, c’era ancora la possibilità di concludere la Legislatura nel 2023, erano ancora intatte le possibilità per il centrosinistra di proporsi e vincere le elezioni, magari candidando lo stesso Mario Draghi. La storia prese purtroppo una piega diversa. Amen. Quattro anni dopo, il Parlamento ha approvato a maggioranza una riforma, parziale ma incisiva, della Magistratura, riforma che siamo chiamati a confermare o meno con il referendum del prossimo 22 marzo. La riforma risponde ad alcune delle sollecitazioni esplicitamente espresse dal Presidente. Non è certamente esaustiva, ma va nella direzione di “recuperare appieno prestigio e credibilità alla funzione giustizia”, per esempio introducendo il sorteggio per i membri del CSM con il dichiarato scopo di superare “logiche di appartenenza che, per dettato costituzionale, devono restare estranee all’Ordine giudiziario”. Aumenta inoltre l’indipendenza del giudice giudicante, allontanandolo dal PM, affinché i cittadini nutrano “convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario”, per scongiurare “il rischio di decisioni arbitrarie o imprevedibili che, in contrasto con la certezza del diritto, incidono sulla vita delle persone”. Insomma, è molto difficile negare che i contenuti della riforma siano in linea con i desiderata del Presidente, così chiaramente espressi. Mattarella, ripeto, è un raffinato giurista; ha detto ciò che riteneva necessario dire, l’ha detto in una sede ufficiale, ora ovviamente sta alla finestra e aspetta che il popolo si pronunci. Credo che disprezzi in cuor suo l’indecorosa gazzarra che i sostenitori estremisti del NO e anche del SI stanno orchestrando. Tace, ma lui ha già parlato e la politica avrebbe il dovere di ascoltarlo. Invece, c’è chi equipara i sostenitori del SI a Casa Pound, tacciandoli di fiancheggiare la mafia, e chi risponde equiparando i sostenitori del NO ai black bloc o alle Brigate Rosse. Uno spettacolo inverecondo che Mattarella non può ovviamente denunciare apertamente ma che gli adulti, semmai ce ne fossero, dovrebbero stigmatizzare aborrendolo. Nulla di tutto questo: da qui al 22 marzo ne sentiremo di ogni, senza vergogna, senza pudore né ritegno, nel segno dell’imbarbarimento dei rapporti politici e sociali. La politica sta dando il peggio di sé in questo frangente e mai è stata così forte la tentazione di mandare tutti al diavolo, una volta per tutte. Purtroppo, non si può fare, ovvero molti lo faranno in un modo o nell’altro, in silenzio, astenendosi e togliendo qualsiasi significato al risultato della consultazione, qualunque esso sia. Resteranno solo macerie all’interno dei due campi, cicatrici che sarà difficile cancellare o finanche nascondere. Questo è lo stato della politica in Italia e purtroppo anche nel mondo: una rissa scomposta e volgare, dalla quale è pressoché impossibile rimanere fuori, se non si pensa di abdicare dai diritti/doveri del cittadino. Ma a qualcuno interessa davvero?
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