La prendo un po’ larga, ma prometto di arrivare subito al punto. Dalla fine del Settecento in avanti (Rivoluzioni Americana e Francese) i popoli occidentali hanno per due secoli abbondanti sgobbato, sudato, lottato, anche ucciso, si sono sacrificati fino all’estremo, per instaurare, sviluppare, proteggere, migliorare il sistema democratico, lo Stato di diritto, affermare i principi di libertà, uguaglianza e solidarietà. Hanno modellato le società moderne, difendendole dagli attacchi violentissimi che nel frattempo venivano sferrati dalla Reazione. Lotte crudeli, feroci, sanguinarie, al limite del concepibile: ma per ben oltre due secoli l’onda democratica ha prevalso prima sull’Ancien Regime, poi sul fascismo, sul nazismo, sullo stalinismo, facendo sì che il mondo occidentale raggiungesse vette di sviluppo e benessere mai raggiunte prima. Intere popolazioni spingevano, anelavano alla libertà personale, alla libertà economica, al welfare, alla pace sociale ed internazionale. Ricostruivano dopo le distruzioni e andavano avanti … Dopo la Seconda Guerra Mondiale, anche una parte dell’Oriente si è aggiunto al movimento e davvero sembrava che l’onda democratica fosse inarrestabile. A maggior ragione, dopo il 1989, con la caduta del Muro e la dissoluzione dell’impero sovietico … C’è chi parlò di “fine della Storia” … si scrissero libri di successo … Ma la Storia non finisce mai, ed infatti ancora una volta ci ha stupito, ci ha sconquassato i piani, ci ha destabilizzato. Oggi tutti viviamo in un clima di precarietà che ci addolora, ci preoccupa, ci smarrisce. La tensione democratica, con la voglia di libertà, uguaglianza e solidarietà, sembra essersi di molto allentata, sembra quasi sparita, o perlomeno confinata a limitate élite di privilegiati, apparentemente avulsi dal grosso delle popolazioni. È quindi il momento di porsi una domanda imbarazzante: dove sono finiti l’amore, lo slancio, la voglia di democrazia, che ci hanno portato fin qui? Tutti vediamo che i tempi sono cambiati. La politica, a cui tocca gestire i cambiamenti, si arrovella, si arrabatta, arranca, tenta strade, elabora strategie, … Ma siamo sicuri che basti? È sufficiente una buona politica, buoni leader, idee chiare, per rimettere tutto in un ordine accettabile e congruente con i principi che ci hanno guidato fino ad ora? Temo sia ingenuo ed illusorio rispondere con un fiducioso SI. Ho già detto altre volte che la democrazia, per sua natura, è costretta a tenere in vita, ad accettare al suo interno, a tollerare i germi della sua distruzione. La libertà di espressione, la libertà di stampa, il suffragio universale, l’accoglienza del diverso, sono tutti principi fondamentali, irrinunciabili, senza i quali la democrazia diventa dittatura, diventa democratura, come si dice adesso. Diventa insomma un’altra cosa, che non vogliamo e non possiamo accettare, dopo avere coltivato per decenni l’idea di Stato democratico aperto, accogliente, che offre opportunità a chiunque voglia contribuire al suo sviluppo. La democrazia comporta che i cittadini, o almeno una buona maggioranza di essi, accettino i principi di base, discutano, e si dividano pure, sulle scelte da adottare, ma che non mollino la società a sé stessa, non perdano il controllo dei fondamentali. Invece oggi pare evidente il crollo della tensione emotiva, ideale, culturale, in una parte via via crescente delle popolazioni, che sembrano intimorite, preoccupate solo di non perdere quel poco o tanto che hanno raggiunto in termini di benessere, di welfare, di stabilità e guardano al futuro, al diverso, al nuovo, con diffidenza e sospetto. Quindi si ritirano, ripiegano nel privato, nel particulare, cadendo così preda di un pessimismo senza speranza e soprattutto nell’illusione che qualche demiurgo possa miracolosamente cancellare le loro paure e proteggerli da rischi che sembrano insormontabili. Dobbiamo chiederci dov’è finito l’amore per la democrazia, per la libertà, per la partecipazione, per l’emancipazione, per lo sviluppo. Cosa potrebbe (e dovrebbe) scaldare ancora i cuori di milioni e milioni di cittadini, sballottati dai flutti tempestosi scatenati dalle violente rivoluzioni in corso? La rete, i social, l’intelligenza artificiale, il cambiamento climatico, la crisi energetica, il risveglio delle ambizioni territoriali, il neocolonialismo dei potenti, l’immigrazione inarrestabile, sono tutte cause di stress, di terrore per il futuro, di insicurezza, di sfiducia nelle capacità collettive di reazione. Io credo che la politica non riuscirà a riprendere il controllo e ristabilire un ordine accettabile se non saprà suscitare di nuovo quella spinta creativa ed entusiasta che ha permesso di costruire e proteggere le democrazie negli ultimi due secoli. E come si fa? Temo sia molto complicato, perché bisogna ripartire dal basso, cercando di trovare motivazioni ad ampio spettro che coinvolgano non piccoli gruppi di pur indispensabili avanguardie intellettuali, ma “le masse”, come si diceva una volta. Vaste programme, avrebbe detto il Generale (De Gaulle, non questo sovranista da operetta)! Ma, senza quella spinta, temo che non si possa, anche perché la “gente” oggi è in gran parte apatica, diffidente, pur restando disposta a lasciarsi guidare da qualcuno che, enfatizzando le paure, prometta di pensarci lui in cambio di una delega in bianco. Poi “la gente” è anche volubile, cambia idea in fretta, si stufa, butta giù chi ha osannato un momento prima, insomma è difficile costruire su un terreno così friabile. Eppure, eppure bisogna trovare il modo di farlo, se vogliamo andare avanti, se vogliamo ricostruire qualcosa di attraente, di più solido, più robusto, che sia adatto a prendere il meglio delle opportunità che il mondo moderno ci offre e continuerà ad offrirci. Il mondo non si ferma, la Storia va avanti: siamo noi, e dico noi come europei in primis, che dobbiamo capire come vivere da protagonisti e non da informe materia configurabile alla bisogna. Serve non solo la politica ma anche la sociologia, la capacità di analisi dei gruppi sociali e l’individuazione dei linguaggi più adatti ad entrare in sintonia con essi. I nuovi despoti lo sanno fare, lo stanno facendo, spesso mentendo spudoratamente e promettendo l’impossibile, ma nel contempo togliendoci o limitando fortemente le possibilità di intervento. Noi dobbiamo usare strumenti diversi, perché noi aborriamo la disonestà intellettuale, la menzogna sistematica, la manipolazione della realtà. Dobbiamo usare la franchezza e la sincerità, mostrare e spiegare la realtà anche se è brutta, ma dobbiamo far crescere di nuovo la voglia di fare, di ricostruire, di correre verso il futuro, senza aspettare che sia lui a travolgerci. Di nuovo, vaste programme, ma abbiamo alternative? Cari amici e compagni democratici di tutto il mondo, fuori le idee (ma anche le palle …)! Mi si perdoni il francesismo …
|