Giorni fa, Natalia Aspesi, un’autentica (forse l’ultima vera) signora del giornalismo italiano, un’icona autorevole della borghesia milanese illuminata e di sinistra, ha scritto papale papale sulla sua rubrica settimanale (l’età facilità la sincerità …) che voterà NO al referendum sulla Magistratura "per dispetto" a Meloni ed alla maggioranza; “per dispetto”, proprio così, come un'adolescente bizzosa. Mi dispiace dover ricordare alla signora Aspesi che in democrazia non si dovrebbe mai votare "per dispetto"; in democrazia i cittadini sono chiamati a partecipare alle scelte della comunità con coscienza e consapevolezza dei problemi affrontati. Le bizze sono fuori luogo, quando c’entra il bene del Paese. Si può votare poco convinti, scegliere il meno peggio, non votare affatto, ma non si può votare “per dispetto”, perché si ottiene il contrario delle intenzioni. È un gesto infantile, segno d’immaturità. Nel 2016 una larga maggioranza di italiani (60% contro 40%) disse NO ad una riforma costituzionale, che sarebbe stata utilissima e sacrosanta, votando solo "per dispetto" a quell’antipatico di Matteo Renzi, giudicato troppo ingombrante, troppo ambizioso, e soprattutto eccentrico e troppo spregiudicato rispetto ai dinosauri che occupavano con una certa protervia il Partito Democratico. Un partito che lo aveva eletto, con maggioranza inequivocabile, prima Segretario, poi proponendolo Primo Ministro, ed infine riconfermandolo Segretario una seconda volta, sempre con oltre il 70% dei consensi (iscritti e simpatizzanti). Il risultato di tale puerile bravata è noto a tutti e, ora che una Camera è stata di fatto abolita con il trucco piuttosto volgare di discutere le leggi in una Camera e mettere la fiducia nell’altra, ora che la Lega vuole ulteriormente frazionare l'Italia con l’autonomia differenziata, mentre Brunetta al CNEL aumenta lo stipendio suo e dei suoi collaboratori, è chiaro che i “dispettosi” avevano torto marcio e che il loro voto “per dispetto” si è trasformato in un danno per il Paese, che ha perso, forse per sempre, l’opportunità di modernizzare le sue istituzioni. Adesso è la stessa cosa con la separazione delle carriere dei magistrati: questa sinistra paurosa e conservatrice si appresta a votare di nuovo NO “per dispetto”, come confessa la candida Natalia, gettando alle ortiche una riforma limitata, ma di nuovo sacrosanta ed utile. Ora Aspesi e gli altri potranno anche spiegarci che in realtà ci sarebbero mille serissime ragioni giuridiche a favore del NO, ma il "per dispetto", “dal sen fuggito”, rivela lo stato d'animo di certa sinistra, terrorizzata dai cambiamenti che non sa gestire ed indifferente al merito della questione. Così non andremo lontano. Peccato! Si sta affermando sempre più un modello di sinistra ringhiosa e, appunto, dispettosa, che non è disponibile a mettersi in gioco e si rifugia nella conservazione dell’attuale, paventando disastri per qualsiasi cambiamento. Si oppone a tutto, teme tutto, rileva minacce e complotti ovunque, col risultato di isolarsi rispetto al mondo reale. Il mondo però va avanti, anzi va a rotoli, ma le parole d’ordine restano sempre le stesse, malgrado convincano sempre meno persone normali, preoccupate della vita di ogni giorno e poco inclini ai sogni pseudo-rivoluzionari. È un grosso problema, che in molti non vogliono vedere, preferendo correre dietro alle nuvole. La mancanza di maturità istituzionale della sinistra (non tutta, ma una parte sostanziosa) è un dramma che sta consegnando il mondo ad una destra estremista, violenta, antidemocratica, populista e sovranista (per finta, visto che poi si accoccola alle grandi potenze neoimperialiste, sperando di ottenerne benevolenza). Non si capisce, o non si vuol capire, che l’assunzione di responsabilità verso i cittadini vuol dire proporre loro programmi concreti e comprensibili e non sparate ideologiche senza prospettiva. Guardiamo le recentissime e terribili violenze dei black bloc, qui a Torino. Il centro sociale Askatasuna ha occupato illegalmente per trent’anni uno stabile del Comune ed è sempre stato al centro di ogni azione violenta di guerriglia urbana (e sono state tante …) a Torino e dintorni (soprattutto in Val di Susa, centro del collegato movimento NO-TAV). È arcinoto a tutti, ma proprio a tutti in città. Basta leggere le dichiarazioni di vecchi saggi come Caselli e Violante … Ultimamente, il Comune guidato dal Sindaco Lo Russo ha persino tentato di avviare una collaborazione mirata a riportare il Centro nell’ambito della legalità, promuovendo attività con il Quartiere e ristrutturando lo stabile occupato. La cosa si è protratta per le lunghe, senza arrivare a conclusioni concrete e operative, fino a quando il Prefetto ha deciso di procedere allo sgombero di quel che rimaneva del Centro, peraltro con problemi di agibilità. Apriti cielo! Sdegno generalizzato di tutte le anime belle, manifestazioni a fine anno scorso, guerriglia e violenze come al solito, con promessa di ritrovarsi tutti il 31 gennaio per una specie di show-down con la città. Incuranti delle intenzioni bellicose, palesate ed annunciate in ogni luogo, le anime belle convocano una manifestazione di sostegno al Centro sgomberato. Si arriva al 31 gennaio in un’atmosfera da guerriglia annunciata: città paralizzata, centro storico deserto come al tempo del COVID, presidio di un migliaio di forze dell’ordine in attesa della battaglia annunciata. E battaglia è stata, feroce, violenta come non mai, fino al pestaggio a martellate di un paio di poliziotti isolati dal gruppo. La manifestazione si è svolta pacificamente fino al calar della sera, quando sono comparse alcune centinaia di professionisti della guerriglia, che hanno messo a ferro e fuoco il quartiere di Vanchiglia, dando libero sfogo alla violenza più selvaggia. Le anime belle ci sono rimaste male, poverine! Ma come è stato possibile? Chi l’avrebbe mai detto? Da dove sono spuntati fuori questi violentoni maleducati, che prendono a martellate i poliziotti? Ossignur …! A pochi viene in mente che la manifestazione fosse servita solo ed esclusivamente per fare da antipasto, da sfondo e scudo alla guerriglia. Ci si lamenta perché i violenti non sono stati fermati … Certo, dopo avere loro offerto un palcoscenico su cui esibirsi. Morale: possibile che non ci si renda conto che i 20.000 (o forse più) “pacifici” manifestanti si sono fatti usare spregiudicatamente per coprire la guerriglia già preparata nei minimi dettagli? Quindi, erano manifestanti festosi o “utili idioti”? Ovviamente la destra non aspettava altro: il giorno dopo, di buon mattino, la PdC era alle Molinette ad omaggiare i feriti e buttare tutta la responsabilità sull’opposizione, che qui in città però governa e si ritrova sul groppone tutto il peso della sconsideratezza dei promotori e dei partecipanti alla manifestazione. Ma se si ha la dabbenaggine di manifestare solidarietà a chi ha sempre predicato violenza e ne annuncia baldanzoso dell’altra (“ci prenderemo Torino!”), come può mai andare a finire? E c’è stato pure chi si è dichiarato contento della festosa manifestazione, come se la si potesse separare dal suo scontatissimo drammatico epilogo. Allora: erano manifestanti in festa o idioti, erano consapevoli, conniventi o solo sprovveduti? In conclusione, può una sinistra che vota “per dispetto”, che non sa (o non vuole) valutare le conseguenze politiche dei suoi atti, che, se pure le valuta, se ne frega, attratta dal movimentismo, e poi fa pure la vittima, può una sinistra così sperare di guidare un Paese del G7 in un frangente politico tanto delicato? Ma non si sente il bisogno urgente di girare per sempre pagina rispetto a queste ambiguità, di far crescere e maturare una nuova consapevolezza delle responsabilità di governo? Quando vedremo una sinistra matura e concreta, che isoli per sempre le frange estremiste, cancelli i sogni infantili, prepari progetti di riforma attuabili, cerchi affinità politiche e non sentimentali? Possibile che debba essere Mario Draghi a ricordare a tutti i doveri del riformismo? Io faccio le domande, purtroppo conosco le risposte, “et excrucior”, come diceva Catullo.
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