Settimana movimentata nel “bel paese là dove ‘l sì suona”, ma dove il NO vince. Il mondo è in un tornante molto stretto: da una parte le bufale di un Trump sempre meno sopportabile e sempre più imprevedibile (“Ho vinto io!” – urla, e intanto fa soldi a palate con un insider trading ormai istituzionalizzato …) e dall’altra la propaganda di una dittatura teocratica, sempre più lugubre ed orribile, ma purtroppo ancora molto vitale. Nel frattempo, qui da noi ben 15 milioni di persone si sono recate alle urne, baldanzose o meno (poco importa!), per manifestare al Governo il malcontento, la sfiducia, il disagio, anche la rabbia, la preoccupazione, … dopo tre anni e mezzo di anestesia abilmente somministrata dal regime Meloni, con la quasi indifferenza dell’opposizione. Il quesito è rimasto molto sullo sfondo … Altri 13 milioni sono andati a votare SÌ, con motivazioni molto, troppo, diverse, una popolazione molto eterogenea e con tanti dubbi. La destra ha giocato la partita con incredibile imperizia, facendo quello che le riesce meglio: un misto di arroganza, mistificazione, terrorismo ideologico, spregiudicatezza. La democrazia ha comunque emesso il suo verdetto. Essendo parte di quei SÌ, un SÌ sofferto ma sentito, non posso negare una certa delusione per aver visto sfumare un’occasione per riorganizzare il mondo della magistratura, limitandone certi evidenti eccessi di autoreferenzialità, ma nemmeno voglio negare la soddisfazione di vedere sotto botta il Governo, cosa che ha non poco addolcito la delusione della sconfitta. Non sono contento, anzi sono terrorizzato, dai cori da stadio dei magistrati di Napoli con saltelli e champagne (come dimenticare lo champagne di D’Alema e Bersani di dieci anni fa?), nonché dalla spinta a santificare un PM manettaro come Gratteri, che ha dato anche lui prova di scarsissimo equilibrio istituzionale. E non parliamo degli eccessi e delle volgarità dell’altra parte …! Una campagna elettorale tutta giocata su illazioni, menzogne, luoghi comuni, paure. Temo che presto dovremo fare i conti con una nuova forza politica, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), che si è proposta ed imposta come soggetto autonomo e che potrebbe, dio non voglia, reclamare un ruolo nel panorama politico per approfittare del momento di esaltazione eroica, in concomitanza con lo sbando di un potere esecutivo improvvisamente travolto da una crisi di nervi. Spetterà a noi cittadini, alle forze politiche democratiche, se ne saranno capaci, custodire e garantire la separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario, su cui si fonda lo Stato di diritto. Con il SÌ o con il NO, magistratura e politica (ed anche informazione …) devono restare rigidamente separate ed interagire in totale lealtà e trasparenza, secondo le regole dello Stato di diritto. Non c’è alternativa, se non si vuole precipitare nella democrazia illiberale. Cosa succede adesso? Lo spettacolo truculento, fatto di diktat, dichiarazioni, minacce, siluramenti e dimissioni, a cui il centrodestra ci ha fatto assistere subito dopo l’esito del referendum, non l’avremmo visto se avesse vinto il SÌ, segno che la ferita da quelle parti è stata profonda e forse anche inattesa, almeno in quelle proporzioni. Davvero Meloni crede che con un restyling della maggioranza e un po’ di ammuina, tutto possa riprendere, liscio come prima? Davvero crede che si possa rimettere il dentifricio nel tubetto? L’esperienza ed anche la termodinamica lo escludono. Quindi, si è aperta una nuova fase politica, nella quale posizioni, ruoli e prospettive sono tutti da rivalutare. Chi sarà il più lesto a adattarsi, a trovare le giuste forme di comunicazione ed i giusti contenuti di programma? Ora che il centrodestra sembra essere finito in minoranza nel Paese, saprà il centrosinistra approfittare del mutato orizzonte e costruire un’alternativa credibile? Domanda retorica, perché al momento sembra che la confusione regni sovrana anche da quelle parti, mentre è tutto un susseguirsi di auspici, ottimismo a piene mani, praterie da cavalcare, mondi da conquistare. Chi ha un po’ di anni e di esperienza sulle spalle deve mantenere la mente fredda e ragionare. Il risultato di questo referendum, largamente inatteso da tutti, è stato quello di togliere certezze e riaprire i giochi. Ora tutto è possibile. Bisogna giocare e saper giocare. Bisogna voler vincere, e non solo partecipare. Non basta una bella prestazione …! Qualcuno si è già mosso all’attacco (Conte e i suoi), rivendicando la leadership della coalizione: non è un mistero che l’avvocato è pronto a tutto pur di tornare in quel Palazzo da cui è uscito con poco onore e molto debito pubblico. Nel PD si ostenta tranquillità e sicurezza, ma del tutto a sproposito. Debbo dire che fa un certo effetto, e imbarazza non poco, sentire la Segretaria dispensare fervorini motivazionali ed ultra-rassicuranti, più adatti ad una platea di bambini che aspettano Babbo Natale, mentre gli adulti vedono con chiarezza le enormi difficoltà che si ergono davanti alla ancora ipotetica coalizione di centrosinistra. Non è con la mielata ipocrisia di Elly (“Siamo pronti!”) che il centrosinistra vincerà le elezioni vere, e forse lei non vincerà nemmeno le elezioni finte, le “primarie”, che in tanti ora invocano come fossero la salvezza. Prima delle “primarie”, prima sia temporalmente che logicamente, servono discorsi seri, da adulti, con i piedi per terra. Serve discutere e concordare un programma, essenziale ma consistente, di riforme, con il quale riportare a votare i 15 milioni di NO, più un altro paio nascosto tra i SÌ. Con meno non si vince, nessuno si illuda. Il programma dovrà essere chiaro e vincolante: i punti più duri, come la politica estera, vanno affrontati con coraggio e chiarezza; semmai alla fine, ma vanno affrontati e risolti in modo convincente. Lasciamo che sia Conte a dettare la linea o vogliamo dire la nostra? Un Governo senza politica estera non esiste in natura. A modo suo, lo ha capito bene anche Meloni. Poi ha sbagliato la scelta dei partner ma, come abbiamo visto, ha lavorato più all’estero che in casa. E Tajani ha fatto la comparsa … Una coalizione vincente deve essere il più larga possibile: purtroppo non vedo nessuna coscienza di questo degli ultimi epigoni del terzopolismo, che ancora si illudono di poter essere determinanti. Poteva essere una buona idea, ma adesso non c'è più spazio. Quindi, posino i popcorn, scendano a terra e si impegnino a cercare le soluzioni giuste per vincere. La responsabilità di NON farlo è tremenda, perché rischiano di consegnarci per molti anni ancora ad una destra che ha dimostrato ampiamente di NON essere capace di gestire un Paese complesso come l’Italia. Abbiamo bisogno di altre evidenze? In compenso, come sempre la sfida si vincerà al centro, dove ci può essere contesa e travaso di voti ed è lì che bisogna raccogliere tutto il possibile. Lo slogan più giusto è, ancora una volta: SI PUO’ FARE! SI DEVE FARE! Ma si vuole fare? Ognuno si guardi allo specchio e si dia una risposta. In fretta però. Di tempo non ce n’è molto …
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