Io non so se tutti quelli che si avviano festosi, speranzosi e baldanzosi a votare NO, domenica prossima, con in mano “la Costituzione più bella del mondo”, l’occhio ispirato e la coscienza monda da ogni dubbio, certi di compiere un atto salvifico per le sorti della nostra disgraziata democrazia, si rendono conto della responsabilità che si stanno caricando sulle spalle. E che sarà mai …?, direte voi, è il bello della democrazia …! Certo. Il problema è che, come ben sappiamo tutti, la stragrande maggioranza dei milioni di cittadini, persone non immerse nella politica come chi scrive e segue questo blog, non risponderà alla domanda sulla scheda, peraltro scritta in un italiano francamente impenetrabile, che comunque fa riferimento ad una riforma costituzionale specifica, riguardante l’organizzazione ed il funzionamento dell’ordine giudiziario, ma risponderanno alla domanda che l’abile propaganda dei due schieramenti ha esplicitamente riformulato. Meloni SÌ, Meloni NO. Come nella terra dei cachi di Elio e le Storie Tese! Tutta la campagna elettorale è stata condizionata, indirizzata, stravolta, in funzione di questa sostituzione di oggetto del referendum. Ma “la Costituzione più bella del mondo” all’art. 138 prevede il referendum su quesiti precisi, non sui massimi sistemi. Non è un sondaggio, o un televoto, è una decisione popolare su un tema specifico, quello scritto sulla scheda. Nessuno leggerà la domanda, ben pochi d’altronde la capirebbero, ma chi voterà metterà comunque una croce sul SÌ o una croce sul NO. Segnerà così le sorti di quella particolare e specifica riforma di cui milioni di cittadini sanno pochissimo e soprattutto sanno solo quello che la propaganda, spesso davvero becera, ha voluto fare loro sapere. E la propaganda è una brutta bestia: non è mai la verità, neanche parente, è una distorsione della stessa finalizzata a condizionare l’opinione pubblica e l’espressione elettorale. Nessuna novità …, si dirà. In questa sciagurata campagna i due schieramenti hanno dato il peggio di sé, fatto a gara a chi la sparava più grossa, a chi inventava la bufala più clamorosa, a chi ipotizzava le più terribili conseguenze a seguito della vittoria dello schieramento avverso. Una “par condicio” davvero imbarazzante …! Ora il danno è fatto: questi ultimi giorni saranno anche peggiori; non oso immaginare cosa tireranno fuori gli opposti creativi, quali sparate, esagerazioni, bufale, gaffes, effetti speciali, potranno buttare sul tavolo. Chiunque vincerà non saprà mai per cosa avrà vinto, ma avrà comunque lasciato macerie, malumori, strascichi, veleni, non solo nell’ambito della magistratura, ma anche in tutto il sistema politico. Ferite dolorosa da ricucire, con relative cicatrici. Non c’è stato ritegno nel raccontare frottole, nell’alzare inutilmente i toni, nell’insultare, nel paventare scenari sostenuti da nulla, tutto per fermare o promuovere una riforma certamente importante, ma non una scelta da “Monarchia-Repubblica” … Si è caricato il voto di intenzioni e significati del tutto impropri, attribuendo allo schieramento avverso le intenzioni peggiori, dal Piano Rinascita di Licio Gelli al vagheggiato trionfo della mafia, con plotoni d’esecuzione, minacce ai giornali, promesse di vendetta e regolamento di conti, roba davvero dell’altro mondo. Gratteri, Nordio, insieme all’onnipotente Bartolozzi (Carneade, chi era costui …?), passando dalla rediviva pasionaria Rosy Bindi, attori ed intellettuali (ma anche nani e ballerine …) schierati a testuggine, Marco Travaglio e Lilly Gruber con l’elmetto (con chiodo austro-ungarico?), tutti “l’un contro l’altro armati”, mentre le poche voci razionali, pacate, informate sono state represse ed espulse dal dibattito. Lo “spin” dice che vincerà il NO: può darsi, forse è anche probabile, ma il risultato in questo caso sarà che un argomento dibattuto per anni sarà definitivamente accantonato, intombato, malgrado nessuno possa negare che un problema di funzionamento e di equilibrio dei poteri nella Magistratura esista davvero. Si è preferito da entrambe le parti minacciare sfracelli piuttosto che ragionare sui problemi indiscutibili che ha la Magistratura in Italia, e non da poco tempo. Si sarà concessa all’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) un’altra occasione per fare politica, loro che predicano l’indipendenza ma non si trattengono dal condizionare il dibattito. Ostruzionismo strutturale … L’importante è non cambiare nulla, non muovere equilibri consolidati, comportamenti ben consolidati. Come chi legge sa, io voterò SÌ. Senza baldanza, senza pensare di salvare o affondare la Repubblica. E spero solo che arrivi in fretta il 24 marzo, per archiviare questa orribile campagna, tutta basata su suggestioni, minacce, disinformazione, … So solo che gli unici sicuri sconfitti saranno quelli che come me voteranno SÌ per questioni di merito (siamo garantisti e riformisti), per dare attuazione concreta alla Costituzione che chiede giudici “terzi ed imparziali” (ripeto, “terzi”, quindi separati dai PM), non lasciando cadere una proposta storica della sinistra e che almeno parte della sinistra continua pervicacemente ad appoggiare. In nome dei tanti che hanno dato e danno corpo al sogno di una Magistratura davvero indipendente, fuori dalla politica spiccia, attenta solo al benessere dei cittadini e dei loro diritti inalienabili in uno Stato di diritto. Saranno sconfitti in ogni caso perché, se avrà vinto il NO, avranno palesemente perso. Se avrà vinto il SÌ, verranno comunque subissati dalla volgarità del messaggio che la maggioranza non mancherà di trasmettere. Mi permetto di abbracciare idealmente tutti i riformisti che sceglieranno il SÌ, conscio che la via delle riforme è spesso tortuosa, scomoda, molto erta, e richiede tanta, tanta pazienza. Saremo sempre i soliti “happy few”?
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