Non passa giorno senza che il padrone di Washington (definirlo “rappresentante democratico degli Stati Uniti d’America” pare francamente fuori luogo) non dia prova di ulteriore distacco dal buon senso comune. Come per Orlando, forse il senno di Trump è stato caricato su Artemis II e portato sulla Luna. Chissà se mai un Astolfo potrà recuperarlo e riportarlo indietro … magari in una delle prossime missioni. Nel frattempo, qui sul pianeta Terra siamo costretti a fare i conti con una delle più folli avventure dell’era moderna. C’è uno che per avidità, per egolatria, per megalomania, si è lanciato, tra le altre tante bizzarrie, in una impresa senza capo né coda, dalla quale ora non riesce più ad uscire, e quindi sbraita e impreca contro chiunque non lo tiri fuori dai pasticci. È del tutto evidente che nessuno del suo entourage (dove non pare che la saggezza sia di casa) abbia né voglia né capacità di ricondurlo a più miti consigli. Anzi, fanno a gara a chi spara i discorsi più allucinati, con preghiere collettive, riti blasfemi in streaming o in diretta televisiva. Questa folle operazione contro l’Iran la giudicheranno gli storici a tempo debito: per ora sembra evidente che si è partiti senza l’ombra di una strategia, forse convinti che bastasse abbaiare forte per far capitolare una feroce tirannia teocratica, che da cinquant’anni schiaccia e terrorizza un Paese civile di cultura millenaria come la Persia. Una vecchia tirannia contro una di nuovo conio … Come Totò in “Guardie e ladri”, il regime degli ayatollah “non si intimida” e anzi risponde con rinnovato vigore. Di capitolare pare non abbia proprio voglia … Nel frattempo, paghiamo care le conseguenze di un’azione che sembra del tutto fallimentare, malgrado i roboanti proclami dell’uomo dal ciuffo giallo (quello dal braccio d’oro degli anni Cinquanta aveva tutt’altra caratura …). L’Europa è del tutto impotente nei confronti del fenomeno Trump: che lo si aduli o lo si critichi, lui fa quello che vuole, inseguendo i suoi demoni. Con ogni evidenza, Trump è un problema degli americani e spetta a loro, solo a loro, risolverlo in qualche modo. Non sono sicuro che bastino le elezioni di novembre, né altri processi elettorali, che Trump ha già dimostrato di non avere in cale. Brutta faccenda … Non sarà facile, ma penso che l’Europa, sia come continente che come Unione, non abbia gli strumenti per influire. Come vediamo ogni giorno, l’Europa e gli europei sono anzi sbeffeggiati, derisi, marginalizzati. Bisogna prenderne atto … Ma non si può aspettare che gli americani risolvano il problema: ad Est alberga un altro pericoloso tiranno, pronto ad allungare le mani sulla nostra sovranità, o su quella di qualche nostro Paese di frontiera. Rischiamo di fare la parte della noce dentro lo schiaccianoci. Davvero poco piacevole. Bisogna quindi in tutta fretta ripensare il ruolo dell’Europa per renderla del tutto indipendente da regimi diventati molto pericolosi (Putin, sempre stato, Trump, ben avviato). L’Europa, e in essa comprendo il Regno Unito, che bisogna al più presto recuperare in qualche modo (Brexit o no, a forza di accordi e trattati bisogna riportarlo dentro …), deve ripensare il suo ruolo e guadagnare uno standing di grande potenza mondiale indipendente. Con oltre 500 milioni di persone, più del 20% del PIL mondiale, un welfare all’avanguardia, un apparato industriale imponente, una moneta unica molto solida, uno stile di vita invidiato da tutti, non si può più restare attaccati alla mammella degli USA. L’Europa ha grandi potenzialità in ogni settore, notevoli capacità di reperire finanziamenti, solida solvibilità sui mercati internazionali: manca solo la volontà politica di crescere ed affermarsi. Un’entità così non può soggiacere ai capricci di un dittatorello come Orbán, o qualche suo amichetto balcanico. Si deve procedere spediti e chi ci sta si aggrega, come già fatto per l’euro, solo una trentina di anni fa: partiti in dodici Paesi, ora siamo ventuno. Chi non ci sta, resti fuori, senza intralciare il processo di integrazione. I politici europei debbono capire, in tutta fretta, che non ci sono alternative, se non si vuole finire vassalli dell’uno o dell’altro autocrate. I cittadini europei, quelli democratici, non lo perdonerebbero mai. Ci sono gli strumenti, i mezzi, gli spazi, per cambiare marcia e piantarsi ben saldi al centro del mondo, laddove la geografia e la storia ci hanno collocato. È del tutto ovvio che il primo e più importante punto da affrontare è quello della difesa comune: l’Europa, incluso il Regno Unito, non può rimanere indietro rispetto alle altre grandi potenze. Senza un esercito ben equipaggiato, anche la diplomazia più raffinata è inefficace. Serve quindi un gigantesco piano di ristrutturazione delle forze armate di tutti i Paesi europei, sotto un unico coordinamento, che permetta di affrancarsi al più presto dagli armamenti e dall’ombrello atomico USA. Il piano va finanziato in deficit, senza gravare sulle logore economie nazionali. La capacità europea di indebitarsi è infinitamente maggiore di quella di ogni singolo Stato. Non c’è tempo da perdere: non si può aspettare fino alle prossime elezioni europee nel 2029. Bisogna usare il prossimo ciclo di bilancio 2028-2034, da approvare entro la fine del 2027, per riscrivere del tutto il ruolo dell’Unione e per reintegrare il Regno Unito (che non vede l’ora di essere riammesso, dopo la follia della Brexit, della quale i britannici si pentirono fin dal giorno dopo il nefasto referendum di Cameron del 2016). I maggiori governi europei hanno la responsabilità di avviare con decisione e senza paura questo processo, senza aspettare che anche l'Ungheria o la Slovacchia si convincano. Oggi pare che solo Macron, peraltro in scadenza nel 2027, abbia coscienza della centralità di questo processo. Gli altri nicchiano, aspettano, temono conseguenze e ripercussioni, forse temono l’impopolarità, ma l’impopolarità più grande sarà quella di dovere genufletterci a Trump o a Putin, che ci vedono come terreno di conquista, come espansione della loro sfera di influenza. Tutto quanto sopra si riassumerebbe bene con la formula degli Stati Uniti d’Europa ma, se temiamo che risulti troppo impegnativa, lasciamo perdere i nomi e badiamo alla sostanza. Il prossimo ciclo di bilancio è decisivo. Guai a lasciarlo correre come niente fosse. Sottolineo che la questione non è catalogabile come di destra o di sinistra: è una questione capitale che riguarda tutti. Che senso ha dividerci sulla sopravvivenza? Chi si opporrà, a destra o a sinistra, sarà semplicemente ed oggettivamente complice della distruzione dell’Europa; quindi, strumento di chi opera per essa, russo o americano che sia. Nessun discorso sulla sovranità delle nazioni avrà senso se saranno tedeschi, francesi, italiani, polacchi, spagnoli a farlo. La sovranità dell’Europa è un passo avanti, un passo oltre, un passo verso il futuro, ammesso di averne uno … L’Unione Europea è stata sì capace di definire la dimensione delle acciughe o delle zucchine, ma è stata anche capace di far nascere uno spirito europeo nei giovani dell'Erasmus, come pure la moneta unica. Se vuole, l'Europa funziona. Non dimentichiamolo mai. Non ci sono più scuse.
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