Quando si dice che una cosa è “divisiva”, è sempre opportuno avere ben chiaro cosa sta da una parte e cosa sta dall’altra della divisione. Sembra banale, ma spesso il termine “divisivo” assume una connotazione esclusivamente negativa, qualcosa da rigettare a tutti i costi. Ma quando mai ...! Noi siamo tutti divisi, sempre divisi, perché, deo gratias, siamo individui tutti diversi. Talvolta ci accomunano interessi, passioni, analisi, caratteri, gusti, ma spesso quegli stessi ci dividono e ci distinguono. Dov’è il problema? Si può tifare Juve oppure Toro, ma tra persone civili ci si divide senza odiarsi, senza ferirsi, se non con la satira. Si può essere onnivori o vegani, riformisti o massimalisti, laici o credenti, freudiani o junghiani, cittadini o campagnoli, ma sempre con il reciproco rispetto. Dividersi non è mai un problema in sé: al massimo si discute, si litiga, a volte ci si convince persino l’un l’altro … Poi però ogni anno arriva il 25 aprile, la Festa della Liberazione, si canta Bella Ciao, si va in corteo, e tutto questo per certuni diventa “divisivo”, nel senso, credo di capire, di una cosa sconveniente. E perché mai? Proviamo ad analizzare la questione razionalmente. Se il 25 aprile, o Bella Ciao, “dividono”, chi c’è da una parte e chi dall’altra? Non c’è divisione senza definire almeno due parti distinte, è logica elementare. Per il 25 aprile, è chiaro almeno chi sta da una parte: ci sta chi festeggia la Liberazione. E la Liberazione da che? Ci si libera da qualcosa che vincola e opprime, mica da altro … Nel nostro caso, è evidente che si festeggia la liberazione da un’oppressione, da una tirannia, da un qualcosa che appunto ottundeva la/le libertà dei cittadini. Insomma, si festeggia la Liberazione dal fascismo, che per oltre vent’anni aveva soggiogato il Paese (con la complicità di una grossa parte dello stesso Paese, rintronato dalla propaganda), che ci aveva gettato in una guerra folle e criminale, costata sessanta milioni di morti nel mondo, che infine ha lasciato un Paese in miseria e macerie, tutto da ricostruire, fisicamente ed anche moralmente. Questo si festeggia e allora, se la festa è “divisiva”, cosa c’è dall’altra parte? Inutile girarci intorno: dall’altra parte ci può essere solo chi quel regime lo appoggiava, lo apprezzava, lo difendeva. E adesso non ha nulla da festeggiare, anzi rosica ... È tutto molto semplice. E non tiriamo fuori balle tipo: è una festa settaria, dei comunisti … Primo, perché i comunisti non ci sono più da tempo e, se qualcuno ne è rimasto in giro, è protetto dal WWF come l’elefante asiatico. Secondo, perché la guerra partigiana, quella che con gli Alleati ci ha liberato dai nazifascisti, l’hanno fatta monarchici, repubblicani, liberali, azionisti, cani sciolti, democristiani, socialisti, ed anche comunisti. Insomma, l’hanno fatta tutti quelli che si sentivano oppressi dal regime fascista prima, e nazifascista poi. Attenzione! Tutto questo a prescindere da ogni considerazione su altre tirannie come lo stalinismo, che ha oppresso i russi e fortunatamente non noi, sulle terribili conseguenze di una sanguinosa guerra civile, sul clima di odio che ogni guerra civile purtroppo si porta dietro, da che mondo è mondo. Quindi, se il 25 aprile “divide”, divide chi ha liberato l’Italia, chi poi ne ha scritto la Costituzione, ed infine l’ha gestita e fatta crescere per molti decenni, da quegli altri che, con tutta evidenza, hanno tutt’altra visione della storia patria. Piuttosto, c’è da segnalare che, anche dalla parte di chi festeggia, c’è sempre qualcuno, evidentemente non ben conscio del valore e del significato della Festa, che gode nell’apportare ulteriori arbitrarie divisioni sulla base di criteri del tutto estranei allo spirito della Festa. Assistiamo così a penosi episodi di settarismo verso la Brigata Ebraica, come se gli Ebrei non avessero nulla da festeggiare per la caduta del nazifascismo, o verso chi solidarizza con il popolo ucraino, tuttora impegnato in una simile lotta di liberazione da un ingombrante e protervo invasore. Sono sottodivisioni incongrue, di cui non si sente davvero la necessità, visto lo scopo primario di festeggiare una liberazione. Sono solo infantili manifestazioni di immaturità democratica. Ma, avendo definito bene quali sono le parti distinte, allora viva la divisione! La democrazia non esclude nessuno dalla partecipazione alla vita pubblica (quelli che paventano “la divisività” della Festa hanno persino vinto le elezioni …!), ma non si pretenda di riscrivere la Storia. E ognuno festeggi ciò che sente di festeggiare. In democrazia il confronto e la divisione si operano attraverso le elezioni e l’elettorato, si sa, è ballerino, è mobile, come la donna del Duca di Mantova: “muta d’accento e di pensier”. Arrivederci quindi alle prossime elezioni: mi raccomando, ben divisi e distinti: chi sta di qua, non sta di là! |