La destra e la sinistra esistono in natura e non se ne può fare a meno. In una democrazia compiuta alla fine ci sarà sempre una maggioranza e una minoranza, un governo e un’opposizione e quindi, seppur con tante sfumature, una destra e una sinistra. Nell’elettorato invece le posizioni possono essere e sono in effetti molto più variegate: esistono larghe masse di elettori fluttuanti, incerti, indecisi, fluidi, centristi moderati, estremisti pentiti, conservatori spaventati, progressisti sognatori, … quindi è più che opportuno, è necessario, cercare di interpretare e rappresentare le loro ragioni. Giusto quindi organizzare forze politiche che ne difendano gli interessi, allontanandoli dall’astensionismo e indirizzandoli in modo costruttivo. Questo non vuol dire però creare forze politiche “di gomma”, adatte a qualsiasi collocazione. Le elezioni si vincono al centro, è indubbio, ma il centro non basta e sarebbe pure poco democratico, visto che un centro non avrebbe contraltari. Nel secolo scorso la DC governò dal centro per decenni, ma tutti i democratici invocavano giustamente l’alternanza, sempre a lungo rinviata o surrogata, anche a costo di complotti, terrore, bombe e morti ammazzati. Adesso, vogliamo un’altra DC che si metta nel mezzo e decida da sola con chi stare? Non mi pare una soluzione molto moderna, piuttosto sarebbe una riedizione di incompiutezze novecentesche. Chi si colloca agli estremi deve però sapere che, o si adatta al compromesso con chi è più pragmatico, accettando le dovute mediazioni, o si taglia fuori dal quadro democratico, relegandosi ad un ruolo di pura testimonianza. Chi si pone al centro, non essendo autosufficiente, deve nel contempo accettare di scegliere da che parte guardare, senza assurde pretese di equidistanza, di “ago della bilancia”, concetto peraltro molto poco democratico e affine al mitico Ghino di Tacco. Insomma, in politica si devono fare compromessi e trovare le soluzioni adeguate, fattibili e convincenti: chi lo fa, governa, chi non ci riesce, passa la mano e aspetta tempi migliori, relegandosi spesso ai margini. Non è cinismo, è puro realismo, è l’ABC, non serve avere letto Machiavelli. Le leggi elettorali contano fino ad un certo punto: possono favorire o rendere più complicati certi rapporti, ma alla fine serve avere una maggioranza che sostenga un Governo, con una minoranza che faccia l’opposizione democratica. Al mondo non esistono due sistemi elettorali uguali: qualcosa vorrà pur dire …! Tutto il resto è fuffa, è panna montata, è fumo, trucchi per nascondere il dovere delle scelte che spetta ad ogni soggetto politico. Oggi in Italia la confusione regna sovrana. La destra che governa è divisa su tutto, tranne che sulla voglia di potere (peraltro legittima). C’è una gara a coprire le posizioni più estreme della destra xenofoba, razzista, omofoba, autarchica, timorosa di ogni apertura sociale, malgrado il mondo ormai sia grande come la fusoliera di un Airbus, ma conservando l’illusione (per chi ci vuol credere) di mantenere una parvenza di liberalismo, largamente immaginario. Acqua e olio: emulsionabili, ma non miscibili. La sinistra serra invece le fila degli scontenti, perenni nostalgici delle lotte di una gioventù ormai andata, intellettuali che spaccano in quattro ogni possibile capello, senza accorgersi che si tratta di parrucche, gente che si inebria di slogan movimentisti che non funzionavano nemmeno cinquant’anni fa, figuriamoci adesso, illusi che pensano di cambiare il mondo con cortei, bandiere, petizioni e canti corali. È un popolo che c’è, che va assorbito, che va anche trattenuto dal disimpegno, ma va anche indirizzato in modo positivo, se possibile. Altrimenti, “chi non sa stare a tempo, prego andare … perché ci vuole orecchio”, grande Jannacci! La legge elettorale può costringere a trattare prima o dopo le elezioni, ma comunque trattare si deve con qualcuno, visto che nessuno ce la fa da solo. E allora, a quelli che sdegnosi oggi dichiarano che … mai con gli opposti populismi …, chiediamo: pensate di ottenere il 40 % e fare da soli? Buon risveglio! Oppure, prendete in considerazione l’ipotesi di relazionarvi con la destra, questa destra di Meloni, Salvini, Vannacci, La Russa, …? Se sì, auguri! Ma come lo spiegherete ai vostri elettori, che pensavano di votare dei riformisti e non dei potenziali alleati di estremisti? Se no, benvenuti! Abbiate solo l’onestà intellettuale di riconoscere che i riformisti devono andare coi riformisti e, semmai, insieme, vanno a discutere con la sinistra più movimentista o addirittura populista. E chi ha più filo tesse la tela … Nella immaginifica ipotesi di riunire tutti i riformisti sotto lo stesso tetto, si potrebbe creare una realtà politica certamente più pesante del M5S, e dello stesso ordine di grandezza del PD. Sembra impossibile ma, di grazia, chi e cosa lo impedisce, se non le spigolosità personali? Quella è la strada, non ce ne sono altre. E la legge elettorale non è affatto dirimente. Serve invece voler fare politica, cioè non solo affermare principi, ma anche ricercare il modo concreto per realizzarli, poco per volta semmai, ma poco è meglio che niente. Tutto il fermento, diciamo in termini costruttivi, o il casino, in termini più prosaici, che vediamo nell’opposizione temo sia funzionale solo alla definizione della griglia di partenza, a posizionarsi meglio in vista della gara. La gara, poi, sarà spietata, per cui o l’opposizione trova un linguaggio comune, una leadership, un programma basilare, comprensibile e non alchemico, o semplicemente riconsegnerà il Paese alla destra, che certamente si farà meno scrupoli e tirerà dritto a rioccupare le poltrone, con o senza Vannacci, con o senza Marina Berlusconi, con o senza Salvini, ma dietro alla condottiera della Garbatella. Possibile che non sia chiaro a tutti? Possibile che ci sia gente che fa finta di non capire, sperando solo di mettersi in pole position per fregare i concorrenti? Le decine di iniziative (non le elenco ma, credetemi, sono davvero tante) che nascono come funghi dopo il temporale, differenziandosi solo per la fantasiosità del nome, DEVONO trovare un’unione sostanziale, oppure periranno nella vergogna di avere permesso un’altra vittoria della destra, come se l’esperienza del geniale Enrico Letta nel 2022 non fosse bastata. Il “campo” dell’opposizione deve contenere TUTTI i riformisti, che insieme peseranno non poco: sarà un problema del M5S accettare o stare fuori … e accetterà. Chi si chiama fuori si chiama fuori dalla politica, dal governo del Paese, dalla responsabilità di scegliere, di decidere, di accettare i compromessi necessari. Continuo a credere che il leader dovrebbe essere il meglio sulla piazza, perché è assurdo entrare in campo tenendo un fuoriclasse in tribuna, ma se non si riesce a portarlo giù, qualsiasi criterio è buono purché condiviso. Primarie, ballottaggi, lotteria, reality show, televoto, giudizio di Dio, ... purché il leader sia riconosciuto da tutti e sia così intelligente da essere inclusivo e non divisivo. Sembra poco, ma la storia ci dice che è lì che casca l’asino …!
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