La Repubblica ha 80 anni tondi tondi. Non sono pochi, non li porta male, ma non si può dire che non si vedano … La nostra Costituzione ha quasi due anni di meno, e pure lei dimostra qualche segno dell’età, anche perché alcuni interventi, effettuati nel corso della sua vita, non sono proprio del tutto riusciti. Ne parleremo più avanti. Adesso una certa vulgata, specialmente nell’area di centrosinistra tende a trasformare la Carta in un simulacro intangibile perché perfetto (la famosa “Costituzione più bella del mondo”), e perché c'è paura che a toccarla si rischi di peggiorarla. Allora la si segmenta, la si costringe in schemi spesso inesatti, insomma le si manca di rispetto, come alle tante persone che hanno dato la vita per averla. Calamandrei diceva che la Costituzione è nata sulle montagne, dove la Resistenza ha combattuto contro i nazifascisti, per la libertà e per la democrazia, schiacciate e vilipese, per più di un ventennio, dal fascismo “male assoluto” (sono parole di Gianfranco Fini, fonte attendibile …). Solo Paese tra gli sconfitti della guerra, quella lotta guadagnò col sangue il diritto di scriverla da soli, la Costituzione, al contrario di Germania e Giappone, a cui invece fu imposta dai vincitori. E ci permettemmo di scriverla in tanti, di centro, di sinistra e pure di destra, facendola firmare al Presidente della Costituente il comunista Umberto Terracini, oltre che al democristiano Alcide De Gasperi ed al socialista Giuseppe Saragat. E abbiamo avuto ben due Presidenti della Repubblica che avevano votato per la monarchia …! Oggi quella stessa Costituzione presidia anche il Governo di una forza politica che per precursori ha chi ha lottato CONTRO di essa, chi se ne è tenuto sdegnosamente fuori per decenni (fuori dall’”arco costituzionale”, si diceva di Almirante e i suoi ambigui seguaci). La democrazia è tale proprio perché permette tutto questo, pacificamente, senza traumi, ma non esime dal ragionare con lucidità su quello che succede. Quando Giorgia Meloni chiede retoricamente “quale Repubblica vogliamo”, riconosce implicitamente che “questa” Repubblica non è la sua, che l’ha subita, come ha subito la Costituzione che nasceva per cancellare un’esperienza obbrobriosa, ovvero un fascismo ed una monarchia collusa, che avevano macchiato l’onore nazionale (perché esiste eccome un onore nazionale …), sbattendoci dal lato sbagliato della Storia. Dopo ottant’anni la prova vitale è dimostrare che la democrazia è più forte anche di chi l’ha combattuta e che ora fa fatica a proteggerla. Abbiamo un solido baluardo in Sergio Mattarella, un Presidente non uscito per caso, ma fortemente voluto (per due volte!) da uno che ora pare essere diventato innominabile, ma che in suo nome non esitò a sacrificare un progetto di governo (se non vi viene in mente chi è, fate uno sforzo di memoria …). Mattarella è l’ultimo e forse il più rappresentativo di una serie di Presidenti galantuomini su cui la Repubblica e la Costituzione hanno potuto fare sicuro affidamento. Il prossimo non dovrà essere da meno, visti i tempi, e un sovranista nazionalista di destra, semmai euroscettico, non sarebbe certo l’ideale. Questa responsabilità grava sulla classe politica ma grava anche su di noi che tra un anno, o forse meno, saremo chiamati ad esprimerci nelle urne. La Repubblica democratica e la Costituzione non sono “per sempre”, sono minacciate e devono essere protette, anche attraverso un approccio dinamico e non bloccato dalla ideologia. Ci sono tanti furbetti in giro … Chi dell’articolo 11 recita solo le prime cinque parole (“L'Italia ripudia la guerra …”), dimenticandosi del seguito (“… come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”) opera una forzatura che cambia il quadro di riferimento. L’imbelle pacifismo da talkshow ci espone a minacce che potrebbero diventate mortali per persone ed istituzioni. Nessuna leggerezza può essere ammessa in proposito: la difesa militare è parte integrante della difesa della Repubblica e della democrazia. Chi vuole fare politica deve dimostrare di avere compreso come si sta al mondo, come si difende la democrazia e come ci si rapporta con eventuali aggressori. Chi non capisce che la riforma del giusto processo del 1989 (art. 111) richiedeva, richiede e continuerà a richiedere l’adattamento della governance della giustizia (art. 104) mette la testa sotto la sabbia, cedendo al populismo giustizialista. Chi non vede che il bicameralismo perfetto è diventato nei fatti una squallida farsa, con una sola Camera che discute e l’altra che approva su voto di fiducia, preferisce non vedere il degrado della classe politica che questo comporta (onorevoli “schiacciabottoni”). Chi specula sulla infausta riforma del 2001 del Titolo V sulla distribuzione dei poteri tra Stato e Regioni (lascito avvelenato di un governo di centrosinistra, che cercava di arruffianarsi la allora potente Lega) in realtà compromette lo sviluppo economico del Paese, impedendo o ritardando l’esecuzione di opere necessarie o sabotando una più efficace ed efficiente gestione della Sanità. La finisco qui per non annoiare, ma non mi stanco di ripetere, anche nel giorno della festa, delle giuste ed opportune celebrazioni, che nulla è per sempre e che compito dei cittadini e della politica è vegliare, impegnarsi, correggere, migliorare, creare condizioni adatte alla crescita e allo sviluppo, senza le quali il Paese muore, semmai contemplando la Carta costituzionale, ma senza avere il coraggio di intervenire. So bene che altra è la musica che si ascolta nei talkshow, dove vigono regole ferree e, se ti azzardi a uscirne, vieni bollato come nemico reazionario o peggio. Il pericolo non è solo il fascismo di ritorno, che pure c’è, qui ed altrove, lo si chiami come si vuole, tanto ci siamo capiti, il pericolo è l’accidia, l’inerzia, la pigrizia mentale di chi si adagia su slogan di sicuro effetto ma di altrettanto sicura pericolosità istituzionale. E allora, celebriamo pure gli 80 anni della Repubblica, la Costituzione, tutte le nostre Istituzioni, ma non illudiamoci e non illudiamo che questo basti a garantirci davvero una Repubblica “libera, uguale e solidale”. Senza l’impegno costante per tenere vive le istituzioni, per renderle efficaci e adeguate alle sfide della Storia, ci troveremo a fare la guardia ad un arsenale abbandonato, ad una latta di carburante vuota, stringendo un fucile scarico ed un vessillo che nessuno riconoscerà più. Non è tempo di romanticismi, di nostalgie, di ricordi, è tempo di capire che, senza idee chiare e chiare determinazioni, saremo travolti dall’ondata di populismo, di qualunquismo, di disimpegno che sta montando in tutto il mondo libero. Mentre guardo il volto di Sergio Mattarella devo registrare non solo gli ovvi segni di una età peraltro molto ben portata, ma anche la preoccupazione di chi sa di essere al centro di una perturbazione che non è stagionale, è strutturale. Il Presidente farà di tutto per non farsi travolgere e continuerà a dare l’esempio. Non lasciamolo solo. Buon 2 giugno a tutti! Oggi è già il 3, e il tempo stringe.
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