Cara onorevole Picierno, non so se la sua Segreteria le farà leggere queste righe; io spero di sì e quindi scrivo come se mi leggesse. Sono un riformista democratico come Lei, sono uscito dal PD come Lei, ma nel 2019, ho condiviso e condivido il percorso con Matteo Renzi e di Casa Riformista. Ho appena ascoltato alcune delle Sue dichiarazioni più recenti e non ho problemi a dirLe che condivido tutto, compreso ovviamente il giudizio poco lusinghiero che dà di Conte ed il suo Movimento. Condivido tutto, tutto, tutto, tranne l’approdo finale. Vede, noi riformisti, dovunque ci troviamo, siamo tanti, siamo molti di più dei post-grillini di Giuseppe Conte; quindi, non è lui a doverci fare l’esame di ammissione, semmai dovremmo farlo noi a lui (e ne uscirebbe malconcio!). Io credo che noi riformisti dobbiamo uscire da questa sindrome degli “invitati” e reclamare con forza il nostro posto all’interno del centrosinistra. NOI siamo il centrosinistra! Conte è un’appendice, purtroppo necessaria a vincere le prossime elezioni. Malauguratamente, siamo dispersi in mille rivoli (qualcuno ha contato 33 formazioni diverse!), siamo litigiosi, bizzosi, orgogliosi, … e per nulla generosi. Se, con un colpo di bacchetta magica, fossimo tutti riuniti in UNA SOLA formazione riformista (sui contenuti programmatici siamo tutti già d’accordo) scopriremmo di pesare molto, ma molto di più di un Fratoianni, e forse anche del M5S stesso. Inoltre, costituiremmo una forte attrattiva per chi è ancora rimasto timidamente nel PD, e quindi il nostro peso potrebbe crescere ancora. Insomma, non saremmo affatto uno junior partner, ma una forza trainante per numeri e soprattutto per idee, che negli altri scarseggiano o sono patetiche riproposizioni di temi novecenteschi (patrimoniale, no al Jobs Act, pacifismo inerte e inerme, …). Ci manca il coraggio, l’umiltà, la lungimiranza di raggrupparci TUTTI in una Convention e far sentire il nostro peso. Tutti diciamo di non volere costruire altri partiti, ma in realtà ne costruiamo uno al giorno, tutti uguali e tutti fieramente diversi, ognuno convinto di possedere la formula giusta. Attenzione! La legge elettorale a questo proposito non è affatto dirimente: fare alleanze prima o dopo le elezioni è solo un dettaglio. Quello che NON è un dettaglio è la forza che il mondo riformista può esprimere e che non esprime, per sue limitazioni. Quindi, buttiamo giù i muri, apriamo le porte, riuniamoci TUTTI al più presto in una Convention, che faccia capire chiaramente che chi non sta dentro sta fuori, sta dall’altra parte, che lo riconosca o meno, oggettivamente. Ognuno deve decidere se vuole essere parte del problema o parte della soluzione. Di Conte, Fratoianni, e compagnia bella, “francamente me ne infischio”! (“Frankly, my dear, I don’t give a damn”).
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