L’argomento sul quale mi accingo a cercare di attirare la vostra attenzione è quanto di meno affascinante si possa immaginare: la composizione dell’area che si oppone a Meloni e che dovrebbe contenderle il Governo del Paese alle prossime elezioni. Se decidete di occupare in modo più proficuo i prossimi dieci minuti, non posso certo esserne sorpreso. Ciononostante, per chi continua a leggere, l’argomento è di una importanza capitale, se davvero ci teniamo a sostituire la destra al Governo con forze politiche più preparate, più competenti, più democraticamente affidabili e pure sinceramente europeiste. È un dato di fatto che il PD (o la parte di esso più vicina alla segretaria Schlein) ha ormai formato un nucleo duro con Conte e la coppia Fratoianni-Bonelli, con l’appoggio della CGIL di Landini e di tutta l’area nostalgica tardonovecentesca. La foto dell’altra settimana, per come è stata costruita e presentata, vale più di un congresso o di un programma (che infatti non c’è ancora). Quello, a loro vedere, è il nucleo della futura coalizione che sfiderà Meloni e la destra. Non sono affatto autosufficienti, lo sanno benissimo, però hanno messo le carte in tavola. E chi non si riconosce in quel nucleo, ma vuole lo stesso battere Meloni, che fa? Al momento, tanto per cambiare, litiga e si divide. Ad oggi si distinguono grosso modo tre sotto-aree: - area Onorato, diciamo civica, molto ben vista dagli strateghi (!!) del nucleo, pronta a supportarlo senza troppe storie. Gode della benedizione di Goffredo Bettini, in quell’area uno di peso …
- area Renzi, Italia Viva-Casa Riformista, con proposte politiche molto simili, da tempo dichiaratasi disponibile a collegarsi col nucleo, ma con la presenza giudicata ingombrante, quando addirittura non nefasta da alcuni (Conte, Landini), del babau Matteo Renzi, detto kraken per la sua pericolosità e spregiudicatezza. Tutti lo temono, perché sanno che è una spanna al di sopra degli altri in quanto a dialettica e capacità politica e quindi molti vorrebbero che proprio non esistesse. Purtroppo per loro, Renzi è vivo e lotta insieme a noi
- area Calenda, Marattin, forse anche Picierno e Ruffini, ovvero i nuovi terzopolisti, che rifiutano con sdegno di mescolarsi con destra, sinistra e affini, che confidano in un pareggio alle elezioni, per poter fungere da “ago della bilancia” e far pesare al meglio il loro appoggio. Tattica pericolosissima, perché potrebbe costringerli o a rimangiarsi le critiche alla sinistra o a finire in braccio alla destra di Meloni, Salvini, Tajani (per quello che conta …), con tutto il loro imbarazzante personale politico. E' un esercizio di equilibrismo molto rischioso, che potrebbe tendenzialmente sfociare nell’irrilevanza.
La situazione è molto fluida, sono in atto grandi manovre, tattiche e pretattiche, giochi di dichiarazioni, convegni, incontri, gossip più o meno alimentato per fini specifici. Come vada a finire, nessuno lo sa … Tutta quell’area dovrebbe rappresentare svariati milioni di elettori, non di sinistra, non di destra, ma nondimeno interessati ad una ripresa della stagione riformista, elettori molto spesso “in sonno” (come dicono in massoneria), quindi astensionisti, abulici, sfiduciati, scettici, insomma voti persi. Non ci vuole Richelieu, Kissinger o Churchill per capire che il cosiddetto nucleo (la foto) non ha in mano alcuna primazia: rappresenta realtà organizzate esistenti sui territori, ma sostanzialmente è gente che vota, ha sempre votato, voterà di nuovo, elettoralmente affidabile, ma che è ben lungi dal costituire maggioranza elettorale. Inoltre, quel nucleo crea notevoli mal di pancia a quella parte del PD che da un po’ di tempo abbozza, sopporta, digerisce pietre, tant’è che ogni tanto qualcuno non ne può più e se ne va (Gelmini, Madia, Picierno sono già fuori, Del Rio, Quartapelle, Gori sembrano lì lì ...). Le aree cosiddette riformiste, sparpagliate come sono oggi (elettroni che vagano intorno al nucleo, soggetti al principio di indeterminazione di Heisenberg), corrono il rischio serio di non contare nulla, costrette a trattare singolarmente la loro eventuale partecipazione, nella speranza di vincere ed ottenere, forse, qualche seggio di risulta in Parlamento. È evidente, almeno a me, che se quelle aree decidessero di fare massa comune e si sedessero tutte insieme al tavolo della trattativa, il loro peso sarebbe almeno equivalente a quello delle componenti del nucleo e quindi avrebbero un peso programmatico molto alto. Certo, bisognerebbe abbandonare i sogni di “ago della bilancia” e impegnarsi a far pendere la stessa da una parte, quella contraria alla destra. Ciò richiede lungimiranza, umiltà, abnegazione, generosità, tutte cose rare, ma anche un po’ di conoscenza della fisica … Un atomo equilibrato è stabile, ha il suo peso atomico e nessuno lo spacca, salvo bombardamenti esterni che la destra non si può permettere. E dirò di più: se avviene davvero un salto quantico, l’energia sprigionata è molto alta e può essere trasferita. Mi fermo qui, perché altrimenti qualche fisico vero mi bacchetta le dita … Comunque, è del tutto evidente che una operazione come quella descritta darebbe ottime garanzie di vittoria. Se poi trovasse un leader forte ... Ottenuta la vittoria, dovrebbe non essere impossibile attuare serenamente le riforme su cui tutti siamo già sostanzialmente d’accordo, dalla sanità alla sicurezza, al rilancio delle produttività e dei salari reali. Non nascondiamoci quindi dietro alibi di comodo. Nel 1998 Prodi e Ciampi ci portarono nell’euro con un Governo che aveva dentro anche Bertinotti e Rifondazione Comunista. Quello che successe dopo, è da ascrivere al solito “cupio dissolvi” del centrosinistra … Ma impareremo mai a guardare più lontano del nostro naso?
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