Un’Alleanza è un’alleanza se si condividono obbiettivi, con metodi, strategie e tattiche per raggiungerli. Non bisogna essere proprio uguali, ma qualcosa di importante in comune bisogna avercelo. Nella Seconda Guerra Mondiale si ritrovarono alleati Paesi e sistemi molto diversi tra di loro: la democratica monarchia inglese, la riluttante (almeno all’inizio) democrazia americana, una Francia (quella di De Gaulle) che nemmeno esisteva, essendo quella ufficiale di Pétain sotto il tallone nazista, Paesi allora minori dello scacchiere (Canada, Australia, India, Polonia, Cina, …), insieme al dispotico totalitarismo dell’Unione Sovietica di Stalin, che aveva iniziato la guerra alleandosi con i nazisti (patto di non aggressione Molotov – Von Ribbentrop – 1939), per poi trovarsi invasa con l’operazione Barbarossa, che tanto costò ai sovietici (battaglia di Stalingrado, assedio di Leningrado, …), ma che segnò la fine del mito dell’invincibilità nazista. La forza delle cose spinse Paesi molto diversi a concentrare gli sforzi contro una minaccia ritenuta, a ragione, esiziale per le società europee e non solo. L’Alleanza funzionò molto bene e il nazismo, con la patetica appendice del fascismo italiano, fu sconfitto e sradicato dal panorama europeo. Le differenze al suo interno però non furono cancellate dalla vittoria, tant’è che subito dopo scoppiò la Guerra Fredda, che per quarant’anni spaccò l’Europa con la cortina di ferro, fino al crollo del Muro nel 1989. Credo che a Yalta nel 1945 fosse chiaro a tutti i partecipanti che l’Alleanza finiva lì e che presto il confronto si sarebbe riaperto, in altre forme, tra sistemi che nulla avevano in comune: le democrazie occidentali ed il totalitarismo sovietico. Di nuovo, “la storia ci racconta come finì la corsa …”, anzi non finì per niente … Veniamo a noi, ai travagliati giorni nostri (c’entra anche Travaglio …!). In Italia abbiamo al potere una sgangherata ma a suo modo funzionante alleanza di destra, che da quattro anni governa praticamente incontrastata. L’opposizione latita, è divisa, traccheggia, dovrebbe costituire una solida alternativa, ma appare evidente che solida non è, anzi forse non c’è del tutto. Le elezioni si avvicinano, questione di mesi, e saranno decisive anche per la successiva elezione del Presidente della Repubblica, prevista nel 2029. Non serve Churchill per capire l’importanza del momento … Meloni ha già dichiarato che, se vincerà, vorrà fare l’en plein, portando al Quirinale un uomo, o meglio una donna, di destra, ma non una destra degasperiana, piuttosto una destra almirantiana, tipo vecchio MSI. Nulla osta formalmente ma, sostanzialmente, significherebbe che per la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata su una Costituzione chiaramente antifascista, si aprirebbe una fase totalmente nuova, certamente non auspicabile né auspicata dalla maggioranza degli italiani. È evidente che urge un’Alleanza, indipendentemente dalla legge elettorale, per mandare a monte questo progetto nefasto. In Italia la destra ha governato per decenni, ma “questa” destra non è “quella” destra, che pure guidò il miracolo economico e che, anche con il supporto della sinistra, seppe fare grandi riforme. Nelle intenzioni di questa destra invece la Repubblica non è quella fondata sulla Costituzione del 1948: è un’altra Repubblica, autoritaria, sovranista, non inclusiva, selettiva. Vannacci oggi lo dice apertamente, ma fino a ieri lo dicevano anche quelli che oggi si atteggiano a statisti. Meloni è stata chiara: questa non è la loro Repubblica. Il centrosinistra, alla luce di ciò, che intenzioni ha? Stare a guardare o attrezzarsi per evitare questa torsione istituzionale? Dovrebbe essere chiaro anche ai più sprovveduti che la sinistra nostalgica e barricadera in questa temperie non tocca palla: può fare al massimo una decente prestazione elettorale, ma niente di più di una sentita testimonianza. Intendiamoci, a molti questo basterebbe eccome, perché si sa che pontificare dall’opposizione è molto comodo e soprattutto molto rilassante: a certuni le responsabilità di governo pesano come macigni sulle spalle … Ma la maggioranza degli italiani, quelli che tirano la carretta, che sono stufi dello status quo e che in tanti neanche vanno a votare, che badano al sodo e misurano le condizioni di vita loro e delle loro famiglie, quelli lì forse si aspettano qualcosa di meglio e di più che chiacchiere su programmi che non ci sono, su primarie che non si sa …, su liste che chissà come saranno. Vorrebbero poter votare un’alternativa di Governo, un’Alleanza, che sappia cosa fare per cinque anni e trovi, per il posto di Mattarella, un gentiluomo altrettanto affidabile e corretto. Questa Alleanza dovrà avere alcuni punti in comune, dovrà comunicare una certa unità di intenti che spinga agli elettori ad alzarsi dal divano e andare al seggio. Un’Alleanza che potrà essere, e sarà, certamente variopinta, ma che non dovrà apparire conflittuale, irriducibile, rissosa, inaffidabile. Ecco, non ci siamo per niente, almeno finora. Sembra che la trazione dell’Alleanza sia affidata all’ala più barricadera e massimalista, quella tutta slogan e dichiarazioni di principio, che ben poco hanno a che fare con la vita vera delle persone che chiedono sanità, sicurezza, salari migliori ed un solido ancoraggio con l’Europa, la NATO (qualsiasi cosa essa diventi nel prossimo futuro …), gli Stati a noi più affini, i fondatori della UE. Sentire un importante esponente della futura Alleanza dichiarare che la Russia non costituisce un problema per noi e per l’Europa, citando a sproposito un generale americano che in realtà diceva l’esatto contrario, fa ricordare quei soloni che il giorno prima dell’invasione dell’Ucraina giuravano che erano solo fake news prodotte dalla CIA, e poi che la guerra sarebbe finita in pochi giorni, quindi che alcune decine di milioni di ucraini resistevano su comando dei poteri forti occidentali, che la NATO abbaiava al confine della Russia e che infine invitavano esplicitamente l’Ucraina a farla finita, arrendersi e dare a Putin quello che chiedeva e lasciarci in pace. Parlo di popolari soloni come Caracciolo, Travaglio, Montanari, …, che ora rivivono nelle raccapriccianti parole di Giuseppe Conte, secondo il quale l’Ucraina e l’aggressività russa sono solo una scusa per comprare armi: una tesi infantile, fuorviante, chiaramente faziosa. Ecco, con queste premesse l’Alleanza è una presa in giro degli elettori che, non essendo stupidi, non credono a qualsiasi fanfaluca si voglia raccontare loro. Restano a casa e stop. E non si dica che prima si vince e poi si discute, perché Yalta ci ha insegnato che non si va lontano e che le ostilità possono riprendere fin dal giorno dopo. Su alcune cose è indispensabile chiarezza di intenti e pensare di cavarsela con fumosi giri di parole porta al programma di 250 pagine che zavorrò ed affondò il secondo governo Prodi. Il centrosinistra non può essere ostaggio di una minoranza rumorosa e inconcludente. La maggioranza adulta, se esiste, deve farsi sentire e mettere paletti chiari e non negoziabili. Questo sabota l’Alleanza? Non credo proprio. Fa chiarezza, fa prospettiva, fa affidabilità. Chi non ci vuole stare deve prendersi la responsabilità di mandare a monte tutto: la minoranza, perché di minoranza si tratta, ha il diritto di essere rappresentata, ma non quello di dettare una linea chiaramente suicida. Chi mette il carro davanti ai buoi confidando nell’accondiscendenza degli altri deve capire che in questo bluff non si casca: sono loro a non avere alternativa, per noi c’è da parlare a milioni di cittadini che vorrebbero degli adulti al Governo del Paese e non dei ragazzini che giocano con cose più grandi di loro. Un Paese fondatore dell’Europa non può correre da solo in politica estera, né rifugiarsi in sterili sovranismi. Deve partecipare alla formazione di una linea europea che abbia il peso delle grandi potenze. Occorre subito definire i connotati dell’Alleanza se vogliamo che duri nel tempo. Ognuno mantenga le posizioni che crede, ma la sintesi deve essere una e deve essere congruente con la politica e gli interessi europei. Qui le armi c’entrano poco: in realtà è in atto una lotta per l’egemonia nell’opposizione, che deve essere sedata e ricondotta al valore politico di sostituire una maggioranza incapace e pericolosa. Far passare per guerrafondai tutti quelli che credono che l’Europa meriti di essere difesa, in modo moderno ed efficiente, dalle possibili mire di autocrati come Putin e Trump è un atto scorretto che va rintuzzato sul nascere. “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa …”, dice l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non rinuncia affatto a difendersi dai prepotenti, e “ce n’è tanti pe ‘l mondo” ... Travaglio, vero ispiratore di Conte, guida il bluff da cattivo maestro. Poco importa se sia o meno in buona fede: importa non lasciare che detti la linea di un’Alleanza che deve andare molto aldilà di piccole beghe di coalizione. Chiarirsi adesso per non trovarsi, subito dopo, un Muro di Berlino da abbattere.
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