Giorgia Meloni ha candidamente dichiarato la sua intenzione di mandare al Quirinale (alla prima opportunità utile…) lei stessa o qualcuno dei suoi fidati sodali. Non c’è dubbio alcuno che lo farà, se il popolo elettore gliene darà l’opportunità. Ma gliela darà? In democrazia, questo dipende da tutti quelli che andranno a votare e pure da quelli che non ci andranno, anche se questi ultimi faranno finta di nulla, cercando di lavarsene le mani. La democrazia è fatta così: ha delle regole e queste debbono essere rispettate senza forzature, altrimenti non è più democrazia. Le considerazioni moraleggianti lasciano il tempo che trovano. Inutile scandalizzarsi: se Meloni avrà i voti andrà (lei o chi per lei) al Quirinale, e sarà del tutto inutile (e pure ipocrita) gridare all’attentato alla Costituzione. La quale Costituzione è senz’altro antifascista, è permeata di antifascismo, esplicitamente impedisce tentativi di ricostituzione del fascismo, ma ovviamente, essendo una Costituzione democratica, non prevede esami preventivi per nessuno che ambisca ad occupare cariche pubbliche di ogni livello, dal Consigliere Comunale al Presidente della Repubblica. Prescrive l’età, la sussistenza dei diritti civili e politici, ma non prevede l’analisi dei presupposti culturali; non potrebbe in nessun modo, senza negare sé stessa. Quindi lo sdegno, i ditini alzati, le reprimende, sono tutte manifestazioni fuori luogo, perfino un po’ patetiche. Per chi ha seguito il dibattito, non c’è dubbio che tra Cassese e Augias abbia ragione Cassese. Se non vogliamo un post-fascista al Quirinale, bisogna non mandarcelo, e l’unico modo democratico per farlo è non far vincere le elezioni ai partiti che potrebbero farlo. Banale, no? S’è già detto mille volte che la democrazia è molto delicata, è estremamente fragile, e soprattutto non può che contenere in essa la possibilità di essere abbattuta. È successo all’inizio del Ventennio fascista, è successo nel 1933 in Germania, succede tutte le volte che il popolo perde la tramontana e non capisce i rischi insiti nella libertà di voto. Sta succedendo negli USA, dove un evidente aspirante (e già in parte praticante) tiranno è andato al potere per ben due volte con libere elezioni. E non siamo sicuri che non ci saranno ancora convulsioni totalitarie nel prossimo futuro … La democrazia deve difendere sé stessa, il che vuol dire che sono i cittadini che devono difendersi da soli dall’avanzata dei tiranni o aspiranti tali. In Brasile hanno battuto Bolsonaro, in Ungheria Orbàn, in Argentina Milei non se la passa benissimo, l’Ucraina sta lottando con le unghie e con i denti contro un tiranno imperialista che considera un suo diritto invadere un Paese confinante. La democrazia spesso deve lottare per la sua sopravvivenza. Oggi ancora molte democrazie sono a rischio: quasi tutte, direi, visto quanto si prepara in Francia, in Germania, in UK, in Spagna, ed ovviamente anche in Italia. I cittadini devono capire che è tutto nelle loro mani. E i Partiti, che sono strumenti costituzionali e non bocciofile di amiconi, devono comportarsi di conseguenza, non favorendo la diffusione del morbo illiberale. Se non lo fanno, non è colpa del “destino cinico e baro” ma solo dell’insipienza, della sconsideratezza, dell’imbecillità delle persone che li compongono, che non riescono a mettere in atto le contromisure necessarie. Contromisure ben note, conosciute, sperimentate, efficacissime, purché adottate e non solo invocate da chi non sa o non vuole prendersi la responsabilità di agire di conseguenza. Il centrosinistra quindi smetta di tergiversare, se davvero vuole proteggere l’Italia antifascista dall’assalto di una destra nostalgica, incompetente e di dubbia fede democratica. Lamentarsi, dopo, sarebbe solo segno di pochezza mentale ed incapacità politica. Tutti dovrebbero sapere cosa fare e come farlo: se traccheggiano, dimostrano solo la loro inadeguatezza. Chi si riempie la bocca di slogan altisonanti, di dichiarazioni indignate, di appelli accorati deve solo agire politicamente e trovare le soluzioni adatte. Soluzioni che ci sono, che sono davanti agli occhi di tutti e che non devono essere sottovalutate. Dopo il fascismo in Italia si realizzò una spettacolare convergenza di interessi, che superò distinzioni epocali: De Nicola ed Einaudi (i primi Presidenti della Repubblica) avevano votato monarchia al referendum, la Costituente produsse la Carta in meno di diciotto mesi, e fu approvata con una maggioranza altissima (88%). Nessuno perse la faccia e tutti contribuirono a stabilire le regole comuni. Gli sconfitti furono ammessi in Parlamento e parteciparono alla vita politica, fino ad arrivare nelle stanze del potere, ed oggi alla soglia della carica più elevata, come abbiamo visto. Le distinzioni politiche restarono e giustamente condizionarono, nel bene e nel male, la storia dei decenni a venire. La democrazia funzionava, con mille problemi, ma funzionava … e ancora funziona, se noi lo vogliamo. Oggi, nessun leader politico potrà ritenersi indenne da un eventuale fallimento. Nessun cittadino potrà lamentarsi del risultato o vantarsi del non aver votato, favorendo così la vittoria di forze la cui scarsa tenuta democratica conosciamo benissimo. Hic et nunc. Qui ed ora, ognuno si deve prendere la sua responsabilità, senza aspettare che qualcun altro gli tolga le castagne dal fuoco. Ci sono molti modi intelligenti per evitare disastri: i professionisti della politica sono lì per quello, per cercare e trovare le soluzioni opportune. Noi cittadini possiamo e dobbiamo suggerire, possiamo e dobbiamo controllare: nessuno resti nascosto dietro il paravento del disimpegno. Io sono certo che la maggioranza degli italiani è d’accordo su questi principi basilari: permettere ad una minoranza scettica, per quanto sostanziosa, di prevalere è un atto tutto politico di cui pagheranno le conseguenze giovani e vecchi, ma soprattutto giovani, visto che al mondo resteranno loro, e a loro toccherà l’eredità. La democrazia muore nell’oscurità (Democracy Dies in Darkness), c’è scritto sulla testata di The Washington Post e, anche se oggi il giornale è proprietà di un amico di Trump, è sempre un bell’ammonimento, che non dovremmo mai dimenticare. La luce però dobbiamo tenerla accesa noi …
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