Grande è la confusione sotto questo cielo rovente di agosto. Poche certezze, tanti dubbi, tantissimi sbandamenti e convulsioni, in un quadro politico aggrovigliato su sé stesso. Di certo c’è che tra un anno o anche meno andremo a votare per eleggere un Parlamento che presumibilmente nel 2029 eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica (… visto che Mattarella difficilmente accetterà un terzo mandato …). Ciò detto, non sappiamo con quale legge elettorale andremo alle urne: ci sono motivi per cambiare (Meloni è convinta che con l’attuale legge perderebbe di brutto …), ma ci sarebbero anche motivi per NON cambiare (dopotutto con questa legge la maggioranza ha realizzato il Governo più lungo e stabile della Repubblica). La decisione è loro, visto che in Parlamento hanno un’ampia maggioranza e che l’opposizione non brilla certo per incisività. In carenza di regole stabilite, tutti si agitano moltissimo, sgomitando per farsi vedere e per mettere le mani avanti per non farsi trovare spiazzati. Così ci si spiazza a vicenda, continuamente … Tutto l’arco parlamentare è in subbuglio, destra, sinistra, centro, cani sciolti o aggregati, dovunque sorgono iniziative, tutte immancabilmente presentate come sicuramente unificanti, chiarificatrici, come determinanti per il futuro del Paese. Tutte balle: non è così. In mancanza di correnti ideologiche precise, assenti ormai da decenni, ci si divide sulle persone e su singoli argomenti, perfino superando le tradizionali distinzioni tra destra, sinistra e centro. Capita che a sinistra e a destra ci sia gente che, pur fieramente avversaria, la pensa allo stesso modo sull’Ucraina, o sull’opportunità di incrementare il potere di deterrenza dell’Europa verso la Russia, o sulla gestione dei migranti. Non dovrebbe essere possibile, e invece lo è. C’è un rivolgimento impressionante di posizioni che rende il quadro inestricabile e, in fin dei conti, allontana l’elettorato dai partiti e incrementa l’astensionismo. I Partiti però non sono bocciofile amatoriali, sono il cardine della democrazia: lo dice anche la Costituzione all’art. 49 (Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale). Per rappresentare l’opinione di decine di milioni di persone è indispensabile ed insostituibile il ruolo di organizzazioni che mettano ordine e sintetizzino le sensibilità dei cittadini. Ordine e sintesi non significa però l'attuale pletora di decine e decine di organizzazioni, che sono spesso indistinguibili tra di loro, se non per un nome fantasioso o per la faccia del presunto leader. La democrazia non è un gioco di società ...! La democrazia è una cosa seria e non ci sono alternative, se non uscire dal suo ambito ed avventurarsi negli spazi pericolosi del totalitarismo, dove una casta di ricchi e di potenti, come quelle che stiamo imparando a conoscere, assume il potere e lo gestisce a modo suo. E il popolo? E er popolo se gratta …, diceva Trilussa. La situazione è ulteriormente complicata dalle evidenti interferenze esterne sulla politica italiana (e non solo), da vere e proprie azioni di guerra ibrida condotte attraverso i social, che purtroppo saranno sempre più determinanti. Se qualcuno manipola le masse, la democrazia è bell’e che andata: resta un simulacro senza nessun valore. La democrazia presuppone scienza e coscienza: vaste programme! Urge riprendere il controllo della situazione, ma chi lo fa? Chi ha l’autorevolezza per indicare vie percorribili? Chi si fida di chiunque si proponga come leader? Chi ha una visione chiara, chi sa cosa fare per davvero? Ho l’impressione che i più procedano navigando a vista, giorno per giorno, sondaggio per sondaggio, pronti ad ogni giravolta che dovesse sembrare efficace. Questa non è politica, è una convulsa e gigantesca rissa da cortile, che vede coinvolti praticamente tutti. Ciononostante, che alternative abbiamo? Una è certamente farsi i fatti propri, rinchiudersi nel proprio particolare e lasciare che passi la bufera (se mai passerà …). Ci si arrangia con quello che c’è e ci si adatta: noi italiani siamo maestri in questo esercizio. Io, che non ho figli e ho un’aspettativa di vita che ormai si misura in anni e non in decenni, potrei godermi la pensione, dedicarmi all’ozio culturale (attività molto istruttiva e gratificante) e lasciare che tutto vada come vada. Insomma: let it be, e che se la vedano i posteri …! Ci vuole molto pelo, e su uno stomaco di ferro: roba forte, ma si può fare. Un’altra è buttarsi nella mischia, sperando di azzeccare la parte giusta, o almeno quella meno sbagliata: attività complicata assai e fortemente rischiosa. Il più delle volte si prendono nasate storiche e si resta delusi e sfiduciati. Nella mia ormai lunga vita non ricordo periodi così convulsi e disordinati. Certo, cinquant’anni fa si sparava per strada, si mettevano le bombe, si ammazzava per motivi all’apparenza assurdi (in realtà non erano affatto casuali …) ma, a parte le farneticazioni dei terroristi ed i folli piani di chi li pilotava, la stragrande maggioranza della popolazione non aveva dubbi sulla tenuta della democrazia. Infatti, pur sotto il fuoco, quella fu una stagione di grandi riforme su cui convergevano tutte o quasi le forze politiche: sembra strano, ma è così. La risposta al terrorismo fu quasi subito corale e senza esitazioni. Gli eversori di ogni colore furono isolati senza troppi dubbi. Oggi sembra che manchi qualsiasi punto fermo, qualsiasi riferimento: tutto è in discussione, chiunque pontifica, chiunque crede di essere al centro dell’universo, chiunque pensa di essere depositario di verità che possono mutare dall’oggi al domani. È in atto un gigantesco attacco alle democrazie (Putin, Trump, la Cina, Erdogan, … più gli epigoni che si apprestano a scalare il potere in Francia, in Germania, in UK, in Spagna, qui è già successo …) e pare che sia tutto naturale ed inevitabile. Ubriachi che erano relegati in un angolo del bar a sparare cazzate oggi si ergono a strateghi, utilizzando la rete come una clava, spesso protetti da un anonimato sempre più inaccettabile ed insostenibile (guai a parlarne, però …!). Si mettono in discussione capisaldi che sono costati sangue, sudore e lacrime, come se fossero accessori senza importanza. Chi semmai cerca di mettere ordine e portare razionalità nel sistema viene sbeffeggiato, sopraffatto da una miriade di soloni ognuno convinto di essere al centro del mondo. Pare che solo chi la spara sempre più grossa possa ricevere, per qualche istante almeno, un po’ di attenzione, salvo ritornare presto nella palude. Succede a livello nazionale, ma anche locale, dove è fortissima l’illusione che basti un’intervista su un giornale per mettersi al centro dell’attenzione: in realtà il tutto dura quanto il battito d’ali di una farfalla. Dovremmo tutti dedicarci di più a selezionare il grano dal loglio, ad approfondire gli argomenti senza fermarci alla superficie, a cercare ragioni e stimoli profondi, a valutare le persone in base ai risultati ed alle competenze, a tenere distinti sogno e realtà, teoria e concretezza, a perseguire l’interesse comune. Si può fare, non è utopia, ma è una faticaccia improba … E fa pure caldo …!
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