Ma non ci suona strano (direi meglio: incongruo) che, mentre il mondo ribolle tra crisi di ogni tipo, guerre fatte, minacciate, subite, mentre il pianeta mostra il volto feroce del riscaldamento globale, nell’incapacità dell’umanità di porvi un almeno parziale rimedio, mentre è in atto una gigantesca ristrutturazione degli assetti geopolitici mondiali, che non possiamo nemmeno immaginare dove ci porterà, mentre succede tutto questo e anche altro, qui, nel nostro sempre più disgraziato Paese, ci dividiamo sulle imprese, peraltro finora oscure e largamente incomprensibili, di due soggetti come Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci? Ma che Paese è quello nel quale una vicenda torbida, ancora tutta da decifrare, che coinvolge uno screditatissimo faccendiere, riemerso da un passato mai passato, ed un accreditatissimo e presentissimo giornalista televisivo, di lui molto amico, a cui mette una bomba sotto casa, assurge a titolo di apertura di tutti i media, per settimane? Pochi fatti e molte illazioni. Sul resto aleggia il mistero … Il giornalismo d’inchiesta, quello vero, è un mestiere particolare: rischioso, delicato, potenzialmente eversivo o potenzialmente salvifico per la democrazia; un mestiere che richiede un equilibrio ed una professionalità fuori dal comune e soprattutto una reputazione specchiata di chi lo pratica. Un mestiere nel quale si può anche sbagliare, ma “era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti …” (Paolo Conte – Boogie – 1981). E i professionisti, quando sbagliano, o perlomeno nutrono dubbi, non espongono fieri il petto al mondo, ma riflettono, analizzano, e soprattutto proteggono la loro reputazione, fino a quando i fatti, e non le illazioni, non chiariscano tutto, in un senso o nell’altro. Un professionista è un professionista, non un agitatore o un influencer, e nemmeno un tombeur de femmes, come lui stesso si rappresenta … Possibile che un giornalista sicuramente navigato come Ranucci, sulla breccia da anni, non capisca di avere pestato il più classico dei merdoni e che quindi per primo a lui servirebbe mettersi da parte, togliendosi da sotto i riflettori, e cercare di aiutare il suo pubblico a capire meglio una così ingarbugliata faccenda, se gli riesce? Non vede le differenze marchiane tra l’attentato mafioso a Maurizio Costanzo (1993) ed il suo? Evidentemente no, perché il prode Ranucci se ne va in giro tronfio, come una Madonna pellegrina, a fare la vittima, il simbolo della libertà violata, il baluardo della Costituzione in un mondo di squali e di sciacalli. Cerca la “sua” gente come fosse una rockstar. In molti suoi colleghi ho visto imbarazzo … Non so se lui sa cosa sia veramente successo e perché, noi non dobbiamo presumere nulla, ma nella sua posizione ha il dovere di aprirsi totalmente e mettersi a completa disposizione degli inquirenti, se davvero è solo vittima e non in qualche modo anche partecipe della torbida vicenda. Delle sue amicizie pericolose deve rispondere lui, non altri, nessuno può detenere patenti di credibilità a prescindere. La credibilità è il patrimonio più prezioso per un giornalista: se qualcuno te la insidia, tu devi proteggerla, ma senza reclamarla come un diritto acquisito. È così evidente …! E invece il nostro eroe si abbarbica alla posizione mediaticamente influente, reclama protezione a prescindere, pretende e presume buona fede e credibilità per diritto di audience. Non funziona così: nessuno può sparare giudizi a caso, nessuno può elargire né assoluzioni né condanne, ma in una vicenda così oscura l’unica cosa da fare è dire la verità, lasciare indagare chi per professione deve farlo e sperare che arrivi ad un barlume di certezza. Da Ranucci io mi aspetterei sobrietà, misura, rigore, serietà, se ci tiene a proteggere la sua credibilità. Se invece vuole sfruttare la situazione per accrescere il suo peso mediatico, deve sapere che scatena reazioni incontrollabili dalle quali rischia di rimanere stritolato. Lui, sprezzante del ridicolo, si paragona a Falcone e Borsellino, e una folta assemblea di giudici dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM) gli tributa la standing ovation: uno spettacolo raccapricciante, ma molto sintomatico della perdita di equilibrio di certa Magistratura, dopo la sbornia del referendum. Hanno vinto loro, ma pare che abbiano perso i più elementari punti di riferimento … Un referendum che doveva seppellire Meloni (se ne è fatta un baffo …) in realtà ha esaltato il carattere di corporazione della Magistratura, e non è neppure servito a compattare il centrosinistra, che pure reclama la vittoria, ma non sapendo che farsene. Io non sono pentito del SI, anche se abbiamo perso. Ma tanto si perdeva in ogni caso, e infatti pare che nessuno abbia vinto, se non lo status quo delle onnipotenti correnti di Magistratura. Bel risultato! Ora Gratteri riconosce pure che i toni sono stati esagerati, ma lui non si è trattenuto dal partecipare alla cagnara mediatica. Ma torniamo a Ranucci: questo Paese è alla continua ricerca di idoli da stadio. Li crea, li esalta, poi li vilipende, li distrugge, poi ne cerca un altro, e poi un altro ancora, senza curarsi della sostanza. Cerca solo forma, apparenza, contrapponibilità, mentre il Governo partecipa attivamente al gioco, cercando a sua volta visibilità, il colpo da maestro, la botta definitiva. Questo impazzimento generale (e il resto del mondo non sta molto meglio, anzi!) non può proseguire all’infinito. In un modo o nell’altro si arriverà ad un punto di non ritorno, oltre il quale non riusciamo ad immaginare cosa troveremo. Nel frattempo, Ranucci ci offre uno spaccato del nostro giornalismo (servizio pubblico …!) e del modo in cui vengono manipolate le masse molto poco consapevoli. Dovremmo essere sempre più vigili, sempre più attenti, sempre un po’ scettici: fare il cittadino è un mestiere complicato, sempre di più, e in questo casino mi pare che la padronanza del mestiere sia del tutto insufficiente. E noi, che facciamo per porre rimedio? Facciamo le primarie, aperte, chiuse, a singolo o doppio turno, con sorteggione finale, ricchi premi e cotillons …? Chi lo sa? Chi si ritiene adulto venga avanti. C’è un sacco di posto …
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