Continua a fare caldo e la situazione si complica. La politica è formalmente in ferie (le Camere sono chiuse) ma per tutto agosto si parlerà ancora di coalizioni, di primarie, di programmi, di leader, di leggi elettorali, … tutte cose serissime ma, come spesso accade, il troppo stroppia e svilisce anche le cose più serie. Il Governo fa la voce grossa a sproposito con la Spagna, che risponde per le rime, per motivi del tutto inconsistenti: ottiene un po’ di attenzione sui media, imbarazza tutta la UE, ma nel frattempo è costretto a difendere un indifendibile Delmastro, incappato in un pasticcio provocato solo dalla sua convinzione di poter fare “la qualunque” senza essere disturbato. Il potere dà spesso alla testa … e si vede. Dall’altra parte, il moto browniano nell’opposizione continua incessante, senza che nessuna delle particelle abbia la forza attrattiva per fare da riferimento alle altre. L’effetto è straniante: pare che nessuno si renda conto dell’importanza del momento e che non si riesca a pensare ad altro che al proprio posizionamento, senza curarsi del senso di caos che viene trasmesso all’esterno. Sarò apprensivo, ma la situazione a me pare molto pericolosa. È in atto un “tutti contro tutti” che non porta ad alcuna sintesi: al più si cercano sofisticate formule letterarie per accordicchi tra vertici, come se poi non bisognasse convincere almeno una dozzina di milioni di persone vere a mettere una croce al posto giusto sulla scheda elettorale. Non sarà impossibile, infatti, trovare una formula sufficientemente fumosa per sintetizzare i punti più spinosi del programma (quando ci si deciderà a scriverlo …), una formula che sulla carta vada bene a tutti. Ma andrà bene agli elettori? Sarà sufficiente a riaccendere un po’ fiducia ed entusiasmo nel disperso e spaesato popolo non meloniano? Rari nantes in gurgite vasto: è l’Eneide, non l’Odissea, di cui tutti oggi sono diventati espertissimi, ma sempre di gente spersa in mare si parla ... E purtroppo, nel frattempo, c’è anche gente vera, in carne ed ossa, che si perde nel mare che fu nostrum. Ma rari nantes sono anche i mille protagonisti dell’odissea dell’opposizione, tutti fermamente convinti di essere il centro del mondo. Che manchi un Ulisse, oppure un Enea, un leader insomma, è evidente, come è evidente che manca un progetto condiviso, a parte quello generico di impedire la riconferma della banda Meloni. È un po’ poco come programma, e non è affatto detto che basti per vincere. Tempo fa ebbi l’ardire di avanzare una proposta forte per il coordinamento della coalizione (quella che sarà …) che si opporrà al centrodestra. Constatavo che Giuseppe Conte, che smania e briga per tornare a fare il Premier, è troppo ambiguo e sfuggente su temi importanti come la difesa e la politica estera per raccogliere i consensi trasversali sufficienti: inoltre è sostanzialmente un euroscettico e c’è gente nel centrosinistra che non lo voterebbe nemmeno sotto tortura. D’altronde, Elly Schlein è oggettivamente troppo acerba, troppo ideologica, troppo fumosa e troppo poco esperta di politica vera da poter offrire sufficienti garanzie sia ai riformisti che pure ai 5stelle. Certamente non la voterebbero tutti i potenziali elettori di centrosinistra. Quell’eskimo che porta ancora idealmente addosso è troppo poco innocente, troppo finto e demodé, soprattutto dopo che se ne è andato chi dell’eskimo dettato solo dalla povertà fece suo malgrado una bandiera. Qualcuno fa il nome di Bersani, molto apprezzato da Guccini per la sua schietta "emilianità", ma ormai è legato ad una specie di macchietta televisiva e soprattutto all’etichetta di perenne perdente: non sarebbe davvero una scelta brillante. Poi ci sarebbero gli outsider, Silvia Salis, Gaetano Manfredi, Giorgio Gori, ... tutti irrimediabilmente troppo riformisti e quindi malvisti da un pezzo di Partito nonché dai 5stelle. Ci sarebbe Matteo Renzi, l’innominabile, un autentico “babau”, divisivo da morire, anche se indubbiamente e di gran lunga il più capace del mazzo, il più politicamente affidabile (sì, proprio così!) ed esperto. Pragmatico, duttile, creativo, conosciuto ovunque, con una rete di importanti contatti internazionali. Temo che nessun 5stelle lo voterebbe, anche se buona parte della base del PD lo apprezza ancora molto e, senza dirlo, forse lo rimpiange (è da quando c’era lui che non si vince un tubo…!). Il casting può andare avanti all'infinito, ma non c’è tempo per costruire candidature credibili da zero: serve qualcuno che sia già nella testa degli elettori italiani. Per questo avevo fatto il nome di Mario Draghi, ben conscio della diffidenza con cui lo guardano i 5stelle (con cui però ha governato in tempi difficili …) nonché della sensazione di “minestra riscaldata” che potrebbe comunicare. Ma Draghi è l’italiano più conosciuto ed apprezzato al mondo, di gran lunga, possiede una rete di contatti impressionante, ha un’aura di autorevolezza ed affidabilità che nessun altro possiede, ha un curriculum stellare, è fuori dalla rissa da cortile. Insomma, è oggettivamente il migliore ed il confronto diretto con Giorgia Meloni sarebbe davvero impietoso. Anche Draghi però pare innominabile: il senso comune nonché i luoghi comuni dominanti (maledizione …!) lo condannano e lo penalizzerebbero. Ed eccoci qui, come l’asino di Buridano che, incapace di decidere da quale sacco di biada mangiare, alla fine muore di fame. Questo è il rischio che stiamo correndo: questo è il motivo per cui non si può e non si deve cedere a ricatti, a minacce, a prepotenze di nessun genere. Si ragiona di politica per vincere e governare, e non per affermare l'ego di qualcuno. I bluff vanno scoperti ed ognuno deve giocare e far vedere le carte che ha in mano per davvero. Dire: “o così o me ne vado” è inaccettabile. Capito, avvocato? Bisogna prendersi in pubblico la responsabilità di andarsene, bisogna farlo alla luce del sole: tutti devono capire cosa succede e perché. Se invece continuiamo a comportarci come le particelle impazzite nel moto browniano, nella speranza che il tempo risolva i problemi che non siamo capaci di affrontare, mandiamo il Paese allo sfascio, in braccio ai (post)fascisti, per un’altra decina d’anni. È questo che vogliamo?
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