Non dovremmo mai dimenticare che all’inizio, intorno al 2014-15, quando Donald Trump si affacciò sulla scena politica americana, tutti i democratici di buon senso fecero spallucce e sorrisetti di sufficienza, considerandolo poco più che un fenomeno folkloristico, uno stravagante immobiliarista viziato, volgare, arricchito, pluri-fallito, poi riarricchito in modi avventurosi, una storia quasi hollywoodiana (infatti, poi ci fecero davvero un film, che peraltro consiglio a tutti di vedere: The apprentice – 2024). Più si raccontavano le sue mattane, le sue posizioni estreme e paradossali, i suoi eccessi in ogni campo, compreso quello sessuale, più noi democratici, scafati ed avvezzi ad ogni bizzarria politica, continuavamo con spallucce e sorrisetti. Si candidò e tutti a dire che in America si candida chiunque e che mai e poi mai uno così sarebbe arrivato in cima. Continuammo a lungo, fino a quell’8 di novembre 2016, quando si cominciarono a contare i voti espressi dai cittadini americani. La settimana precedente era scoppiato lo scandalo delle (innocue) e-mail di Hillary Clinton (si appurò che dietro c’erano i russi …), gonfiate fino a farle diventare quasi un episodio di alto tradimento da parte della candidata democratica, ex Segretaria di Stato e moglie di un altro Presidente, che negli anni Novanta aveva segnato una svolta nella politica americana. Il vento stava cambiando, il vento era già cambiato (… was “blowing in the wind …”). Passai una notte insonne, collegato ai maggiori siti d’informazione americani, seguendo lo spoglio in diretta nei vari Stati dell’Unione. Fino alle 3 di mattina (ora italiana), praticamente nessuna proiezione dava vincente Donald Trump, l’outsider che nel frattempo era arrivato là dove nessuno pensava potesse arrivare. Fra le 3 e le 4, ad una ad una, le proiezioni di tutti gli istituti di sondaggi cambiarono di segno: all’alba fu chiaro il tracollo, dopo una nottata infernale (in USA era ancora sera avanzata …). Il mondo era davvero cambiato, e non in meglio. Otto anni prima, la vittoria di Barack Obama aveva illuminato una notte simile con una speranza che allora sembrava davvero venire da un nuovo mondo (il “nuovo mondo” era davvero tale e si stava manifestando nel discorso di Chicago). Ora invece il “bizzarro” Donald Trump risultava incistato nella società americana al punto che nemmeno un tentativo di colpo di Stato, maldestro ma sanguinoso, e soprattutto troppo timidamente contrastato dai democratici, non ancora vaccinati dalle spallucce e sorrisetti di quattro anni prima, era riuscito a incrinarne l’aura di invincibilità, da “despota democratico”, l'eroe ferito ma non domo. Rivinse nel 2024 e si riprese il potere, che nel suo caso va inteso in senso letterale, non come “gestore” pro tempore della cosa pubblica, ma come “proprietario” della cosa pubblica. Ora ci aspetta un’altra notte fatale, il prossimo 3 di novembre, nella speranza di sentire spirare una qualche brezza di cambiamento, stavolta più profumata di democrazia. Chissà …! Qui da noi non abbiamo un Trump (in realtà c’è stato per vent’anni il suo precursore Silvio Berlusconi, ma ce ne stiamo già dimenticando …), ma abbiamo avuto parecchi fenomeni di sottovalutazione di “bizzarri” politici alla scalata del potere. Chi pensava che Beppe Grillo, con il suo Rasputin Casaleggio, un comico in vena calante, da tempo sul viale del tramonto, potesse mettere in piedi un movimento populista capace di prendere il 33% alle elezioni? Chi pensava che un oscuro avvocato pugliese potesse prenderne il posto e arrivare a dettare la linea a tutto il riformismo italiano? Chi pensava che un bellimbusto come Matteo Salvini, un tipo da centro sociale in gioventù, potesse arrivare a minacciare, ed a ragion veduta anche se in mutande al Papeete, di prendere i pieni poteri? Chi pensava che una presunta “underdog” (autodichiaratasi …), vissuta per decenni ai margini della politica italiana, potesse arrivare al potere e mantenerlo più di chiunque altro prima, alternando, da attrice consumata, toni barricaderi, giugulari gonfie e vaghe promesse melliflue? Chi pensava che Roberto Vannacci, un Generale dal passato ancora tutto da scoprire, in ritiro a 56 anni, potesse in pochissimi mesi guadagnare la ribalta con un libro best-seller pieno zeppo di tutte le più becere e insopportabili (per i democratici) posizioni di estrema destra, razziste, sovraniste, populiste, e diventare l’ago della bilancia delle prossime elezioni? Abbiamo tutti fatto spallucce e sorrisetti come i dem americani, non capendo quello che stava capitando, per davvero e non in una fiction di Netflix. Certo, tutti questi “fenomeni” sono stati promossi, forse finanziati, di certo coccolati, da una borghesia pelosa, timorosa di perdere privilegi, amante delle finte rivoluzioni “a chiacchiere”, tanto casino ma senza cambiare nulla, piuttosto che dell’operosità riformista, meno fragorosa ma spesso efficace (Prodi, Ciampi, Renzi, Draghi). Per i media, i “fenomeni” fanno audience, garantiscono ascolti e pubblicità, fanno girare il business, mentre per gli ingenui desiderosi solo di miti da adorare sono quanto serve a mettersi a posto la coscienza. Il generale rincoglionimento da social ha fatto il resto: ognuno pensa di essere importantissimo, di meritare molto di più, di sapere sempre tutto di tutto: già Wikipedia dava l’impressione di onniscienza, ora le chat generative fanno sentire ognuno al centro del mondo. Intanto chi si è preso il potere ovviamente non lo molla, chi dovrebbe sostituirlo democraticamente preferisce discutere del nulla piuttosto che rimboccarsi le maniche e lavorare ad una alternativa concreta. Finora le più fosche previsioni si sono tutte avverate. Il prossimo fenomeno in lista d’attesa è Vannacci …, per quanto improbabile oggi questo possa sembrare, ma è cazzuto quanto basta per eccitare gli animi semplici. È la famosa “Legge di Murphy”: se qualcosa può andare storto, lo farà. Metà della cittadinanza, intanto, se ne frega della democrazia, si fa gli affari suoi, si lamenta molto ma resta a casa. Buona parte dell’altra metà, drogata dai social, vota per assonanza ed è disposta a qualsiasi avventura: proviamoli tutti, ché prima o poi becchiamo quello buono! Prepariamoci quindi al peggio: non vedo in giro anticorpi validi, anzi vedo agenti propagatori dei peggiori virus antidemocratici. La democrazia è fragile, debole, e non è chiaro chi e come possa soccorrerla. I pochi adulti rimasti sono fuori moda e quindi emarginati: non sono abbastanza “fenomeni”! Il dentifricio è ormai fuori dal tubetto e nessuno può rimetterlo dentro. Intanto il tempo passa … e la ruota non gira. Facciamo le primarie o non facciamo le primarie? Tavolo o gazebi? Quesiti esistenziali intorno ai quali ci arrovelliamo … Murphy intanto ridacchia in un angolo … qualcosa non va.
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