Ma l’intelligenza artificiale (AI) è compatibile con la democrazia liberale? Possono convivere? E come? Queste le domande cruciali, alle quali dobbiamo al più presto dare una risposta, senza troppi tentennamenti né ipocrisie. Una risposta ragionata presuppone il sapere di quale AI stiamo parlando: quella conosciuta e disponibile adesso, o una AI futura non ancora pronta, ma possibile ed anche probabile, figlia delle proiezioni di sviluppo che già da oggi si possono elaborare? Chiarisco subito che ogni ipotesi di mettere dei limiti al suo sviluppo a me pare peregrina e velleitaria: la Storia ci insegna che, quando una cosa è possibile farla, qualcuno la fa. Punto. Quindi, non possiamo fare nulla se non subire le evoluzioni, anche se fossero nefaste, di una tecnologia che potrà cambiare per sempre le nostre vite e le nostre società? Certo che no. Agire bisogna … Chi odia la democrazia e la combatte con molto zelo (tanto per non fare nomi, Putin, che governa un imperialismo autoritario del tutto illiberale, Trump, che sta trasformando in illiberale anche l’antica democrazia americana, Xi Jinping, che proprio governa un altro sistema politico, che con la democrazia non ha nulla a che fare, più molti, troppi altri epigoni in giro per il mondo …), ha subito capito le enormi potenzialità di controllo sociale connesse con l’AI e si è buttato a cavalcarne anche le più spericolate evoluzioni. Noi occidentali “evoluti”, che invece la democrazia liberale vorremmo tenercela stretta, perché ne apprezziamo gli insostituibili vantaggi in termini di libertà, diritti, emancipazione delle persone, … ci dobbiamo porre il problema della compatibilità, che non è né ovvia né scontata. Divieti e paletti sono a mio avviso tempo perso o addirittura favori agli avversari, che potranno facilmente invocare (già lo fanno) la presunta libertà di espressione legata alla AI e condannare gli sforzi regolatori dei burocrati di turno. L’AI va gestita, non maledetta, va guidata, non limitata, va sfruttata senza farsene sfruttare. Difficile? Certo, ma a questo livello vi illudete che ci siano ancora cose facili? Lo scontro è a livello altissimo e bisogna avere tutte le carte in regola per non fare figure meschine e soccombere. È una lotta per la sopravvivenza: entità superiori più veloci, più efficienti, più efficaci delle nostre pur enormi capacità mentali possono schiacciarci senza problemi e metterci all’angolo, fino a prendere il controllo delle attività umane. È questo a cui mirano i nuovi “padroni del vapore”, che investono cifre astronomiche per garantirsi la proprietà (e spesso l’esclusiva) dei “mezzi di produzione”, con i quali intendono pilotare le società. Opporsi è cosa molto complicata, ammesso che non sia già del tutto impraticabile. Ma, prima di arrendersi, la società democratica liberale deve mettere in atto tutte le sue capacità per non essere tagliata fuori e sconfitta. Gli Stati democratici devono entrare nella tecnologia e renderla disponibile, controllabile, debbono renderla pubblica, affinché sempre più persone ne siano edotte ed acquisiscano strumenti logici e tecnologici per competere con i giganti. Gli Stati debbono investire, debbono giocare d’anticipo, debbono competere ad armi pari con i Thiel, i Musk, gli Altman, … per non permettere loro di staccarsi e rendersi irraggiungibili e soprattutto totalmente incontrollabili. Servono soldi, tanti soldi, che d’altronde i giganti padroni stanno già procurandosi attraverso massicce emissioni di obbligazioni, che peraltro vanno in diretta concorrenza con i titoli di debito statali, spingendo i tassi d’interesse verso l’alto. Si capisce che tutto questo è assolutamente fuori della portata dei singoli Stati nazionali e richiede l’intervento di Federazioni ben organizzate. L’UE sarebbe adatta e sarebbe pure pronta, ci fosse chi si preoccupa di coordinare gli sforzi dei Paesi maggiori, tralasciando la ricerca di una impossibile e bloccante unanimità. Per andare sul concreto, perché non esiste un CERN dell’AI, dove si portino avanti studi di frontiera in piena collaborazione? Un CERN grosso, importante, all’avanguardia come quello sulle particelle, che si immerga e si impegni nello sviluppo di una AI “benigna”, che sappia e possa contrastare eventuali AI “maligne”? Sono categorie morali, ma è quello il terreno di confronto … Molti decenni fa, Isaac Asimov elaborò le famosissime “tre leggi della robotica” (*): allora pareva solo fantascienza, di alto livello, ma sempre e solo fantascienza. Oggi è realtà, sotto gli occhi di tutti e dio solo sa quanto sarebbe necessaria una AI che intrinsecamente rispetti quelle leggi e/o altre similari e più evolute. Il tutto non sotto l’egida del massimo profitto ma sotto la spinta della massima utilità del servizio offerto ai cittadini. Non so esattamente come si potrebbe realizzare tutto questo, e in tempi brevi, ma mi conforterebbe che ci fosse almeno un dibattito aperto in materia, nelle sedi democratiche e non solo nelle segrete control room degli eserciti o nei Comitati Scientifici delle aziende private coinvolte. Un dibattito non governato dalla paura dell’Apocalisse, ma guidato dalla speranza di un futuro migliore per tutti. I giganteschi problemi del mondo (cambiamento climatico, energia, tensioni sociali, …) certamente richiedono l’uso di strumenti tecnologici più prestazionali: l’AI serve … È già tardi? Può darsi, speriamo di no ma, se vogliamo scommettere sulla compatibilità tra democrazia e AI, non abbiamo altro tempo da perdere. L’Europa deve fare molto di più che non stabilire regole e vincoli, pur necessari. L’Europa deve sviluppare sistemi proprietari evoluti, all’avanguardia, che siano sottoposti a controllo democratico. Se le bombe atomiche non hanno ancora distrutto il mondo è perché non tutte, ma buon parte di esse, sono state sottoposte al controllo democratico di istituzioni democratiche. Fossero state tutte in mano a tiranni autocrati (rischio oggi sempre più vicino …), forse non saremmo arrivati fin qui … Questa è la cifra della nostra civiltà democratica, e non possiamo stravolgerla. Dobbiamo difenderla con coraggio, ma direi soprattutto con competenza. (*) da Wikipedia: - Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
- Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non vadano in contrasto alla Prima Legge.
- Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché la salvaguardia di essa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
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