Sarà un caso se i due italiani più vincenti al mondo, i due numeri uno assoluti in sport altamente competitivi come il tennis e la Formula 1 (parlo di Jannick Sinner e di Andrea Antonelli, ovviamente!) provengano da due regioni come Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna? Non sono due regioni qualsiasi: sono le due punte di diamante dell’Italia migliore. Lo dico senza alcun sentimento polemico verso le altre Regioni (sono un abruzzese che vive in Piemonte da oltre cinquant’anni). Constato solo che entrambi i giovani super-campioni provengono da territori, e da famiglie, dove il culto del lavoro, della serietà, dell’impegno, della socialità, sono ai massimi livelli. Sono territori di gente che non aspetta l’assistenza e che, se anche riceve sussidi, immediatamente sa metterli a frutto per il maggior benessere personale e della collettività. Gente abituata a stare nel mondo da protagonista, che non si piange addosso, che, per tradizione secolare, si tira su le maniche e lavora per raggiungere gli obbiettivi che ha in testa. E spesso sono obbiettivi ambiziosi, persino folli, non di mera sopravvivenza. L’azienda Ferrari, per dire, pur tra molti alti e pochi bassi, è sempre il perno attorno al quale ruota tutto il mondo della Formula 1, anche se non vince un titolo da quasi vent’anni. Il suo cuore è a Maranello (Modena). Sono quelli territori con un altissimo tenore di vita, con redditi conseguenti, con efficienti sistemi pubblici di formazione, di assistenza, con infrastrutture all’altezza dei vertici mondiali. E classi dirigenti adeguate … Non mi stupisco quindi se questi ambienti partoriscono ragazzi determinati, seri, equilibrati, che sbalordiscono il mondo per la loro freddezza e lucidità, riuscendo a raggiungere obbiettivi assoluti ad un’età nella quale la maggior parte dei loro coetanei deve ancora capire in che mondo vive. Sinner ed Antonelli, ma anche Valentino Rossi, altro numero uno proveniente dallo stesso ambiente, non vengono dal “bel mondo”, da borghesie ricche e altolocate, vengono da quel ceto medio operoso che sarebbe la forza del Paese, se solo il Paese fosse pronto e attrezzato per creare l’humus adatto al suo sviluppo. Troppo spesso, in altri contesti, la lagna ed il lamento sono invece l’espressione più naturale: attendere che qualcuno ti dia l’aiutino, la spintarella, chiedere sempre quello che manca e non farsi bastare ciò che c’è, reclamare una ciambella di salvataggio con la quale galleggi, ma non impari a nuotare. Lo Stato è uno solo, le Regioni sono venti, ma è evidente a tutti che le disparità sono enormi. Sarà la cultura, sarà l’abitudine, sarà il contesto, saranno retaggi storici o influenze esterne ma, a parità di Stato, le singole realtà regionali sono molto distanti tra di loro. Quello che è possibile in Emilia-Romagna o in Trentino-Alto Adige (ma potrei dire anche Toscana o Veneto) non lo è in Calabria o in Sicilia, territori che ancora oggi non riescono a connettersi con la modernità, con la velocità di sviluppo delle aree più evolute. Le classi dirigenti sono purtroppo profondamente diverse, spesso inadeguate, e quindi costituiscono il freno a mano tirato che impedisce ai territori di spiccare il volo verso obbiettivi più sfidanti ed ambiziosi. Quelle classi dirigenti sono il frutto di elettorati malati di clientelismo, di assistenzialismo, di abitudine all’ossequio verso potentati locali inscalfibili. La terra delle opportunità deve invece essere una terra aperta, accogliente, che si fida e confida nell’intelligenza altrui, e non diffidente, gelosa e invidiosa delle qualità degli altri. Jannick e Andrea fanno molto meno di cinquant’anni in due ed hanno raggiunto il tetto del mondo con il loro lavoro, il loro talento, la loro ferrea volontà di affermarsi. Ai ragazzi come loro io chiederei di non essere solo fan, ma di farsi ispirare e non credere mai che un obbiettivo sia irraggiungibile. Sarà difficile, la maggior parte di loro non lo raggiungerà, ma quello che conta è l’atteggiamento, l’abito mentale, la convinzione di poterlo fare. Va bene anche incazzarsi, protestare, manifestare rumorosamente le proprie esigenze, ma senza mai dimenticare che una vetrina spaccata rappresenta solo un danno materiale e uno sbotto d’ira, una violenza del tutto inutile ai fini del miglioramento della propria condizione, e di quella dei compagni. È puro infantilismo di persone che dovrebbero invece avviarsi alla maturità. In compenso, vivere in un ambiente libero, aperto, accogliente, socialmente equilibrato, è un bene da difendere ad ogni costo. Questa è la democrazia occidentale, alla quale non dobbiamo rinunciare in cambio di fasulli proclami alla sicurezza ed alla superiorità di questo o quel clan. La libertà è il nutrimento necessario alla emancipazione. Gli atleti della DDR o dell’URSS, cinquant’anni fa, spesso arrivavano in alto (mai tanto, però …!) ma erano automi, condizionati e schiacciati dalla propaganda oppressiva del regime. Vi pare che Jannick e Andrea possano mai essere così? Guardate il loro sorriso: è sufficiente. Diventano pure ricchi a milioni, ma l’entusiasmo e la voglia di vincere non si alimentano solo con la voglia di fare soldi. Serve ben altro … Cari giovani, quell’altro dovete mettercelo voi come elettori, come protagonisti, come cittadini …!
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