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Ode al populista

  Il populista medio (che alberga, semmai acquattato e latente, anche in ognuno di noi) trova naturale denunciare una classe politica che fa solo chiacchiere, perlopiù inutili o peggio perniciose. Sono state costruite enormi fortune politiche (e simultanee sfortune pubbliche) su questa convinzione, molto ben radicata e qualche volta, bisogna purtroppo riconoscerlo, perfino corretta. Siamo arrivati così al diffuso astensionismo di massa, che ormai sfiora, e a volte supera, la metà degli aventi diritto al voto, ai governi prima del proto-populista Berlusconi, poi dei populisti DOC come Conte e i cinquestelle, Salvini, e adesso Meloni e i suoi formidabili e scalpitanti  boys . Con poche, ma fulgide, eccezioni (non sto a ricordare quali …) l’Italia è stata preda dei populisti, di popolo e di Governo, per un trentennio, più del fascismo, in una spirale che sempre più si è avvitata verso un baratro il cui fondo non è ancora in vista. E sempre il populista ripete fino alla noia che i politici

Ancora su questioni complicate ...

Qualche giorno fa mi sono avventurato a scrivere di  questioni complicate , riguardanti la cosiddetta GPA (ovvero “gestazione per altri”, oppure “maternità surrogata”, o infine brutalmente “utero in affitto”). Il dibattito prosegue dappertutto (media, social, amici, compagni di partito, …), anche se oggettivamente la cosa in Italia riguarda solo poche centinaia di casi all’anno. È diventata una questione di principio … nel senso che il dibattito è stato sempre più caricato di significati ben oltre il ragionevole: per alcuni/e dietro ai dubbi, o alla condanna esplicita, della GPA ci sarebbe nascosta una voglia di sopraffazione liberticida che infierirebbe sull’insopprimibile sentimento genitoriale di alcune coppie (etero o omo che siano) di avere un bimbo. Ecco, il verbo “avere” ci deve far riflettere … Evoca possesso, acquisizione, è molto “materiale”: d’altronde in molte parti d’Italia, Piemonte compreso, al posto di partorire un figlio si dice comunemente “comprare” un figlio. Ricord

Un solo adulto nella stanza ...

Memorabile il  talk show  organizzato da Maurizio Landini nel corso del combattutissimo Congresso della sua CGIL, congresso che lo ha visto sconfiggere sul filo di lana una torma di agguerriti pretendenti al suo posto di leader. Il Nostro l’ha spuntata con solo il 94% dei suffragi, al termine di un concitato dibattito che testimonia la contendibilità e la passione democratica che pervadono quello che dovrebbe essere il maggiore dei sindacati italiani. Per movimentare i (peraltro pochissimi …!) momenti morti della serrata competizione in corso, il buon Landini ha pensato bene di mettere sullo stesso palco il fior fiore dell’intellighenzia nostrana, quella solo momentaneamente collocata all’opposizione del primo Governo della signora Meloni, cui peraltro è stato concesso quello stesso palco il giorno successivo. Gran successo di pubblico e di critica … È così che si sono ritrovati fianco a fianco il battagliero Landini, in versione anfitrione, l’emergente  vedette  Elly Schlein, il sempr

In quali panni ...?

  “Mettersi nei panni degli ultimi …”  – questo è l’obbiettivo che la neo Segretaria Elly Schlein ha assegnato al suo Partito durante la prima relazione all’assemblea. Frase ad effetto, certamente condivisibile e persino auspicabile, consona alle tradizioni di ogni partito di sinistra che si rispetti. È una frase posta al centro del suo discorso come era stata al centro di tutta la sua campagna elettorale. Frase che, con tutta evidenza, è stata convincente ed efficace, tanto da condurla a vincere il Congresso. Ma è una frase giusta? Nel senso …, è davvero quello il compito di una partito politico, a prescindere dalla sua collocazione a sinistra, a destra, al centro o in ogni luogo? Quella frase la sottoscriverebbero tutti, figuriamoci …, forse anche Meloni e i suoi rampanti e tracotanti boys. Chi non dichiarerebbe di assimilarsi agli ultimi? Chi direbbe: me ne frego degli ultimi, dei penultimi, anzi, che brucino all’inferno … Un momento, questo però l’ha detto sul serio una dinamica e

Chi parte ...

  Difficile immaginare una collezione di brutte figure, di contraddizioni, di confusioni, peggiori di quelle che il nostro ineffabile Governo di destra ha sciorinato negli ultimi 15 giorni, a valle del naufragio di Cutro. Tutti, ma proprio tutti, hanno capito benissimo che ben più di qualcosa è andato storto in quella nottata, che non è vero che è stato fatto il possibile, che non è stata una fatalità, ma una serie impressionante di errori, sulla cui buona fede non voglio dubitare, ma comunque errori di valutazione, marchiani, grossolani, che nessuno ha avuto il coraggio di riconoscere e tutti (loro!) hanno cercato di seppellire sotto un mare di chiacchiere. In Parlamento le opposizioni hanno in coro sottolineato le innumerevoli incongruenze della ricostruzione del Ministro Piantedosi: qualcuno l’ha anche fatto con argomenti e stile di particolare efficacia e raffinatezza: pochissimi l’hanno riportato, la maggior parte dei media ha fatto finta di nulla. Sto parlando dell’intervento di

Questioni complicate ...

  Ogni 8 marzo è consuetudine, ormai anche un po’ abusata, parlare di donne. È in effetti la giornata internazionale della Donna (con una maiuscola piuttosto ipocrita), istituita dall’ONU quasi 50 anni fa. Spesso è impropriamente chiamata Festa, come se ci fosse chissacché da festeggiare ... Non ho mai amato la ricorrenza, perché penso sia un modo fin troppo facile, invalso da tempo presso le nostre società che si dimostrano spesso tutt’altro che attente alle tematiche femminili, per mettere a posto la coscienza di tanti maschi cui l’emancipazione femminile procura ancora molti mal di pancia. Una mimosa all’anno e passa la paura … In realtà servirebbero 365 giornate della donna, altro che 8 marzo, altro che maiuscole,  … Comunque, nell’occasione mi pare molto pertinente il tema, improvvisamente tornato a galla in questi giorni a causa di un disegno di legge presentato da Fratelli d’Italia, della cosiddetta “maternità surrogata”, nota anche come “utero in affitto”. Già il nome mette i b

Due o tre cose che so di lei

  Le analisi demoscopiche del voto di domenica scorsa confermano quanto appariva già abbastanza evidente a prima vista. L’elezione di Elly Schlein è stata alimentata da un robusto afflusso di elettori del M5S (stimato intorno al 22% dei votanti); inoltre, la metà dei votanti alla Primarie non sarebbero stati elettori del PD alle ultime elezioni politiche: è stato quindi robusto l’afflusso anche di elettori della sinistra extra-PD, nonché quello di un po’ di astenuti pentiti. Escluderei altri apporti. Insomma, un voto che è andato ben oltre i confini dell’elettorato effettivo del PD. Si capisce come il voto degli iscritti a favore di Bonaccini sia stato sorprendentemente ribaltato … Più che lecito domandarsi: è giusto? è corretto? ha senso? Il PD farebbe bene a riflettere a fondo su un fatto che non si era mai verificato prima. Forse qualche messa a punto del processo si rende necessaria … E poi una serie di paradossi: stando ai dati, i cinquestelle avrebbero favorito l’elezione del can

E adesso?

  Bene, benissimo che sia una donna (e per di più LGBT+) la nuova Segretaria del PD. Mica solo Meloni …! Bene che ci sia stato un segno di forte rinnovamento, almeno nel vertice del Partito (vedremo se e come si propagherà più in basso …). Bene che sia stata eletta una Segretaria di 37 anni, la più giovane in assoluto, segno di un ricambio generazionale ultra-necessario. Bene l’entusiasmo che ha suscitato nell’area questa innegabile novità del panorama politico. Bene infine la relativamente alta partecipazione alle Primarie “aperte” (anche se sono lontani i picchi dei bei tempi …): è sempre confortante vedere oltre un milione di persone mobilitarsi, in una domenica piovosa, per un processo democratico. Abbastanza male tutto il resto. Già, perché Schlein ha vinto “a sorpresa”, forse, ma non ha vinto “a valanga”, come titolano i giornali con la solita insopportabile superficialità: ha vinto 54 a 46, o giù di lì. Ricordo che nelle altre Primarie il vincitore era sempre andato oltre il 60%

Stranamore è qui!

  La cosiddetta “deterrenza atomica” si fonda sul fatto che i contendenti sono consci che una guerra con armi nucleari non potrebbe essere vinta da nessuno, perché porterebbe inevitabilmente alla distruzione di tutte le parti in conflitto. Gli arsenali atomici, pur ridotti con i trattati vigenti, sono più che sufficienti per cancellare ogni forma di civiltà dalla faccia della terra e le capacità di reazione all’eventuale primo attacco sono tali da escludere la possibilità di un colpo senza ritorsione. Sulla base di questi principi, piuttosto ovvi anche se terrificanti, dagli anni Cinquanta del secolo scorso si è instaurato quello che con un po’ di enfasi letteraria è stato definito “l’equilibrio del terrore”. E in effetti ha funzionato, evitando scontri su larga scala come quelli devastanti avvenuti nella prima metà del Novecento. Non che siano scomparse le guerre (ce ne sono state e ce ne sono di continuo, specie “in periferia”), ma esse sono rimaste tutte ad un livello di intensità m

Rare, medium, well done?

  Nei Paesi dove la bistecca è quasi una religione (non solo quelli anglosassoni, ma anche Firenze, la Toscana, ...), è pressoché rituale chiederne all’ordinante il grado di cottura:  rare, medium, well done? , al sangue, media, ben cotta? Sono tre legittime possibilità fra cui ognuno sceglie secondo i propri gusti o abitudini (personalmente la preferisco  rare , anzi molto  rare , tanto che un imperturbabile cameriere britannico una volta mi rispose con un impagabile:  “I’ll bring you alive, sir!” ). Bene, quando si sceglie la scelta dev’essere tra possibilità omogenee, tutte paragonabili e fungibili tra loro. Nessuno chiederebbe mai: vuoi una bistecca o il sol dell’avvenire? Noi gente di sinistra (o giù di lì …) invece da oltre un secolo ci balocchiamo con una ”scelta” tra i possibili gradi di cottura della strategia di intervento politico sulla società: massimalista o riformista, come se si trattasse di due possibilità omogenee, tra cui scegliere secondo le proprie propensioni, gust