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La Festa

  Parliamoci chiaro: il 25 aprile è la Festa di chi ha vinto la guerra contro il nazifascismo e si riferisce apertamente alla storia ed alla tradizione di chi quella guerra ha combattuto e vinto, con la divisa o senza, in montagna, in città e in ogni dove. Su quella vittoria, a partire da quella vittoria, è stata costruita una Repubblica con una Costituzione che trasuda antifascismo da tutti i pori, checché ne dica La Russa, che pateticamente fa lo gnorri e preferisce mostrare una crassa ignoranza piuttosto che andare contro le sue evidenti radici culturali. È quindi soltanto ovvio che gli sconfitti non abbiano nulla da festeggiare. Chi mai festeggia una sconfitta, per di più rovinosa, epocale, complessiva, come quella? È innegabile, lo dice la loro storia, che la destra al Governo, almeno quella di Fratelli d’Italia ma non solo, affonda le sue radici nella storia e nella tradizione della parte sconfitta. E ci stupiamo che non sentano il 25 aprile come loro festa? Per sentirla loro, do

Nostalgia canaglia

  Che strano effetto vedere a breve distanza di tempo l’ultimo film di Walter Veltroni ( Quando ) e quello di Nanni Moretti ( Il sol dell’avvenire ) … Non sto a raccontarveli perché è meglio andare a vederli, al cinema, al buio, sul grande schermo. E anche se non hanno effetti speciali (figuriamoci …!), nella sala vera (e non sul divano di casa) è sempre tutta un’altra cosa. Vorrei trasmettervi la curiosità di vederli e mi piacerebbe, dopo, aprire un bel dibattito … Si leva una voce fantozziana dal fondo:  “No, il dibattito no …!” . Però, però, …, date le caratteristiche dei due film, un bel dibattito, come si faceva una volta al  cineforum , ci starebbe proprio bene. E già, perché si tratta di film di altri tempi, che parlano di altri tempi, di persone di altri tempi, di storie d’altri tempi, di un mondo che non c’è più  “e il tempo andato non ritornerà” , come cantava Franceso Guccini tanti decenni fa. Per carità, entrambi i film sono pieni di sensibilità modernissime, quotidiane, pi

Il sol dell'avvenire

  C’è un tormentone che gira gira e continua ad inquinare, a mio modesto parere, il dibattito politico riguardante il Terzo Polo (che anche senza il  Calenda furioso  esiste ancora in natura …!). Chissà che forma prenderà e come si chiamerà, ma l’esigenza di quel progetto politico resta intatta, malgrado le intemperanze e gli scatti di nervi. Non starò a descriverlo per l’ennesima volta, ma su un punto vorrei insistere, a costo di risultare pedante. Il polo riformista non dovrà essere né  moderato  né  di centro , anche se dappertutto si legge e si dice che quello sarebbe il target individuato ed ineluttabile. Per quel che vale (poco o niente) non sono affatto d’accordo, anche se comprendo le esigenze comunicative di politici e media di utilizzare categorie conosciute, a cui s’è fatta l’abitudine e perciò non urticanti per alcuno. E si sa che moderati e centristi sono rassicuranti e non hanno mai fatto perdere il sonno a nessuno. Peccato però che ciò di cui l’Italia ha, e non da oggi,

Stavolta l'hanno combinata grossa ...!

  “Distruggere prima di costruire”  – dicevamo. Non è facile, ma c’è chi riesce a farlo, purtroppo. Si dirà,  “meglio non costruirlo, un ecomostro, meglio strappare i progetti e non lasciarne traccia” , ma il fatto è che del palazzo c’era e c’è un gran bisogno, serviva e serve sostituire due villette con una costruzione moderna, funzionale, con alta efficienza energetica, e ovviamente non un ecomostro. Le villette esistenti saranno pure graziose e confortevoli, ma sono senza ascensore, poco efficienti, senza un moderno sistema di trattamento dell’aria, e dio solo sa quanto ci sia bisogno di far circolare aria fresca e pulita, nella politica italiana. Dicevamo che la storia attribuirà responsabilità e emetterà giudizi. A suo tempo. Per ora c’è da raccogliere i detriti e soprattutto escogitare come dare alloggio a qualche milione di elettori cittadini che non vogliono acconciarsi allo schematismo dei muri contrapposti, al populismo, al sovranismo e tutte quelle simpatiche amenità che pia

Se l'arcivescovo di Costantinopoli ...

  Enrico Letta (al momento  desaparecido , o meglio,  disparu  …) voleva derenzizzare il PD, che però è stato delettizzato, Elly Schlein pure, e forse lo ha derenzizzato davvero, Carlo Calenda adesso vuole derenzizzare il Terzo Polo (o come diavolo si chiamerà, se mai si chiamerà in qualche modo …). “Tutti dicono I love you”  e tutti vogliono derenzizzare qualcosa: pare sia diventata un’esigenza ed un’emergenza nazionale, più che il PNRR. Non resta che esiliarlo, il più lontano possibile: Cayenna, Antartide, Travaglio lo manderebbe in Arabia, comunque  lontano, lontano nel mondo … Purtroppo la cicuta è passata di moda, anche se … Ma, poffarbacco, per derenzizzare qualcosa bisogna che questa sia stata prima renzizzata, col che parrebbe evidente che viviamo in un’Italia profondamente renzizzata, che va quindi tosto derenzizzata. Ma dov’è quest’Italia renzizzata? Certo, gli ottanta famigerati euro del 2014 sono ancora nelle buste paga dei redditi medio bassi, le unioni civili nessuno le h

Signora mia ...

  … le mezze stagioni non esistono più , e non si fa che dire che non esistono più neppure la destra e la sinistra, almeno con quelle caratteristiche che siamo abituati a conoscere. Ma la politica se ne frega dei luoghi comuni ed ha comunque bisogno, per andare avanti e funzionare, di una nuova definizione di destra e sinistra, che sia adeguata alla complessità del mondo moderno. Oggi vediamo ancora all'opera le vecchie squadre, dalla nostalgica Meloni (qualcuno dice che sia una fuoriclasse …, sarà, ma lo deve ancora dimostrare) alla movimentista Schlein, che finora non ha detto né fatto davvero alcunché di interessante, salvo resuscitare anche lei persone, mentalità, tematiche e slogan cari ai movimenti protestatari del secolo scorso. Vedremo come svolgerà il suo lavoro di Segretaria e se si dimostrerà all’altezza di un Partito complicato e dalle grandi aspettative come il PD. Chissà se si rivelerà una fuoriclasse … Io non mi occupo della destra, che non è casa mia, ma penso che l

Fuori dalle ZTL

  Giorni fa il solito Michele Serra, che contesto spesso e volentieri ma che mi piace leggere perché rifugge dalle banalità, constatando sconsolato che ovunque nel mondo occidentale le città sono di centrosinistra e le campagne sono di destra, invitava le sinistre a muoversi con decisione verso il contado per cercare di incontrare ed affrontare le problematiche che portano le persone colà residenti a votare per le destre, facendo spesso pendere la bilancia nazionale in quella direzione. Vaste programme , avrebbe detto il Generale. È talmente evidente la discrasia di orientamento politico tra città e campagna che nessun politico serio di centrosinistra può non averla notata e non averci dedicato più di qualche pensiero fugace. Malgrado ciò, in Italia, in Polonia, in Turchia, in Francia, in Germania, nel Regno Unito, ovunque lo schema si ripete: le città, con le loro mitiche ZTL, sono tendenzialmente progressiste, e quindi di centrosinistra, i contadi sono compattamente di destra, spesso

Schola, magistra vitae

Studenti variamente organizzati, in diverse occasioni ed anche davanti alla massime autorità del Paese (il Presidente Mattarella), hanno denunciato con toni particolarmente duri ed accorati la scuola e l’università che sarebbero, a loro dire, troppo inclini ad utilizzare la meritocrazia come strumento di selezione ed incentivazione degli studenti, soprattutto dei meno dotati di mezzi economici. Questo creerebbe una discriminazione secondo loro inaccettabile verso quelli poveri ma meno meritevoli, i quali mal vivrebbero lo stress derivante dai confronti. Insomma, gli studenti ricchi potrebbero permettersi il lusso di prendersela comoda, anche di essere asini, e in qualche modo la sfangherebbero, i poveri no, perché altrimenti perderebbero le borse di studio e con esse la possibilità di continuare a studiare. L’argomento ha subito trovato vasta eco in ambienti diciamo vagamente antagonisti, radicali, “di sinistra” con le virgolette, ambienti che già da tempo contestano la cosiddetta meri

Le "diavolerie" moderne ...

  Lo diceva Eraclito di Efeso , grande filosofo greco vissuto ben 500 anni prima di Cristo:  “πάντα ῥεῖ” (pánta rhêi, tutto scorre) . Più precisamente: " Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato…” Insomma, in natura nulla è fermo, tutto è in divenire, la quiete non è di questo mondo, anzi non è di questo universo, anzi non è, e basta. Persino un sasso (o una montagna) a livello microscopico è tutto un brulichio di atomi, di particelle, di interazioni di forze di intensità spaventosa. Pare difficile crederci, davvero non sembra proprio, ma è così, ne siamo certi, e qualcuno lo intuì già 2.500 anni fa. In tutto questo continuo divenire, immaginare quindi di  “mettere in pausa“  qualcosa a me pare del tutto improprio, se non addirittura contronatura. Mettere in pausa il pensiero, che non sappiamo neppure cosa effettivamente sia, mi pare ancora di più uno sforzo o una pretesa folle. Se una cosa posso pens

Questioni capitali

  La dico così, piatta piatta, senza giri di parole, sfidando tutte le ipocrisie (e forse anche il ridicolo …). Per quanto possa sembrare folle ed irrealizzabile ..., c'è un solo modo per uscire dalle numerose impasse connesse alla realizzazione del PNRR che, ricordo, è per l’Italia la più imponente occasione di trasformazione e di progresso dal dopoguerra (il secondo) ad oggi. Così come si è fatto (grande successo …!) con il gen. Figliuolo per la gestione del COVID e le vaccinazione annesse, ora bisogna dare a Mario Draghi (sì, sì, proprio lui!!) poteri commissariali per l'esecuzione del PNRR, fino alla sua scadenza, oggi prevista per il 2026. Prima di dire: “IMPOSSIBILE!!” ed invocare tutte le diecimila ragioni per cui la cosa sarebbe impraticabile (le dimissioni di luglio scorso, la democrazia rappresentativa, le elezioni, la volontà popolare, …), ragioniamo un attimo a mente fredda, razionalmente. Dovrebbe ormai essere chiaro anche ai sassi che il PNRR non è un affare nazio