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La Russia, con amore

  La Russia è il Paese che amo, laddove ho appreso la passione per la libertà. Un Paese tranquillo, solido eppur dinamico, storicamente e pervicacemente democratico, maniacalmente rispettoso dei cittadini, suoi e di tutti i Paesi limitrofi. Un Paese dove sai sempre chi comanda, salvo quando d’un tratto non comanda più, però non te lo dicono subito, per non turbarti la vita. Un Paese che coltiva anche il gusto della sorpresa, che ha a cuore il benessere dei suoi cittadini e non vuole che si annoino. Mai. Un Paese sempre pronto a mettersi in discussione, pacificamente e con gran rispetto delle altrui opinioni. Un Paese dove si vive rilassati e coccolati da uno Stato che pensa a tutto per te. Tu, invece, è meglio che non pensi proprio … Un Paese ricco, dove basta essere un oligarca per poter godere di agi, lussi, comfort e privilegi indicibili. E se non sei un oligarca, poco male; puoi sempre fare domanda per diventarlo: un apposito ufficio vaglierà equanimemente la tua richiesta, dando a

Il complicato mondo di Elly Schlein

La neo Segretaria del PD non sta vivendo giorni tranquilli: non credo si diverta, o che si trovi a suo agio, ma io non vorrei essere al suo posto (e infatti non ci sono … perché mai dovrei esserci?). È stata eletta per ridare nuova linfa ad un partito squassato da divisioni e polemiche; dopo aver perso le primarie tra gli iscritti per 35 a 53, le primarie aperte avevano ribaltato, cosa mai successa prima, il risultato con la conseguenza che ora Elly è la Segretaria di una minoranza del Partito che governa. Si dirà: quelle sono le regole che il PD si è dato, questo è il risultato. E non ci dovrebbe essere nulla da dire. Peccato che le “primarie aperte” fossero state inventate da Veltroni nel 2007, alla nascita del PD, quando questo coltivava la cosiddetta “vocazione maggioritaria”, ovvero mirava a costituire la grandissima parte dell’area di centrosinistra. Ed in effetti lo fece, visto che alle elezioni del 2008 il PD prese quasi il 35%. In quella situazione, aveva molto senso chiamare

L'amorale

  Copio dalla Treccani:  amorale, riferito a persona; sprovvisto di senso morale, o che agisce prescindendo dall’esistenza della legge morale . La persona nella fattispecie è, manco a dirlo, Silvio Berlusconi R.I.P. Il quale si è sempre sentito ben al di sopra di tutti i commenti moraleggianti che lo hanno sfiorato, toccato, a volte colpito in pieno, qualcuno anche lasciando il segno, ma senza mai scalfire l’impenetrabile corazza del suo ego smisurato. Possiamo avere idee diverse sulla persona, certamente le abbiamo, fra chi lo ama e lo rimpiangerà per sempre, chi lo odia anche da morto, e chi lo considera un  fenomeno  (nel senso stretto del termine,  ciò che avviene ) che ha influenzato pesantemente la vita degli italiani (e non solo) per una quarantina d’anni, di cui trenta passati in politica. Io non l’ho mai amato, né men che meno mai votato, l’ho sempre avversato e per un po’ anche odiato (sbagliando, lo riconosco), insomma sono sempre stato da un’altra parte, e non me ne pento a

La costruzione di un Partito

  Oggi Matteo Renzi ha illustrato con dovizia di solide argomentazioni come e perché, per contare in politica, sia opportuno, anzi inevitabile, costruire un Partito ben strutturato ed organizzato. Non lo dice solo lui, lo dice anche la Costituzione, all’art. 49:  “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” . I Partiti non sono libere associazioni di persone accomunate da un chissà quale interesse, sono uno strumento fondamentale per  “determinare la politica nazionale” . I Partiti non sono  onlus , non sono ONG, non sono terzo settore, né sono associazioni ricreative o culturali, non sono bocciofile o filodrammatiche. (anche se di drammi spesso sono intrisi …). Certo, nessuno impedisce ai Partiti di organizzare tornei di bocce, o cineforum, o offrire servizi sociali sul territorio, ma lo scopo principale, statutario, resta quello di  “concorrere con metodo democratico a determinare la p

L'anomalia

  Non voglio spararla grossa, giusto  “pour épater le bourgeois” , ma nella politica italiana, a mio parere, c’è un’anomalia grande come una casa. Direte voi: ce ne sono tante …! Forse, ma una è davvero enorme, ed è unica nel panorama generale. L’anomalia si chiama  Partito Democratico , un’anomalia talmente gigantesca da risultare quasi invisibile, come le scritte sulle mappe dei vecchi atlanti De Agostini, tanto grandi e trasversali da risultare invisibili. Tante parole sono state dette e scritte in proposito, ma ciò che rende il PD così vistosamente anomalo è la sua assoluta indeterminatezza politica. Gli altri partiti, tutti, da sinistra a destra, hanno connotazioni ben riconoscibili, più o meno apprezzabili secondo i gusti, ma riconoscibili. I cinquestelle, populisti pasticcioni ed approssimativi, i sovranisti, duri e puri come i fratelli (e le sorelle) d’Italia, gli ex autonomisti ormai un po’ rintronati della Lega, i vetero conservatori di Forza Italia, sempre più nostalgicament

La "Democrazia Europea"

  I populisti, quelli veri, sono imbattibili. Nel senso che il loro messaggio è talmente diretto, esplicito ed accattivante, che per molti è irresistibile. Individuare un nemico da combattere, dare risposte semplici a problemi complessi, anche se le risposte non sono per niente efficaci, illudere che basti poco per fare gli interessi di chi si sente abbandonato, affidarsi ad un demiurgo, uomo o donna, che ha sempre la risposta pronta, mai dubitativa ma fortemente assertiva, sono strumenti che fanno molta presa e conducono alla vittoria nelle elezioni, specie quando buona parte dell’elettorato neanche si prende più la briga di fare una passeggiata fino al seggio la domenica (o il lunedì). Per essere populisti bisogna esserlo fino in fondo: e così si ottengono i risultati eclatanti che vediamo. Chi sta nel mezzo, incerto ed indeciso, non è credibile, e la gente (la famosa  ggente  …) sceglie l’originale. Quanto sopra non ha la pretesa di essere chissà quale analisi, ma comunque mi pare d

Il terremoto

  Inutile negarlo: l’infausto esito delle elezioni del 25 settembre scorso ha terremotato tutta la politica italiana. Non sarebbe stato ineluttabile, se solo un po’ di saggezza politica avesse albergato in alcuni protagonisti, ma ormai è inutile recriminare. Sangue da certe rape non ne esce … Quell’esito ha conferito alla destra un potere totale, per il quale è risultata finora largamente non attrezzata, con quel che ne consegue riguardo alla qualità dell’amministrazione. Infatti arraffano tutto il disponibile in modo bulimico, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi. Speriamo che almeno reggano i conti pubblici … All’opposizione ha tolto letteralmente l’aria per respirare. E infatti da quelle parti si annaspa come non mai … La forza politica più nefasta che si ricordi, dal fascismo in avanti, ovvero i cinquestelle, arrivata alle elezioni in pesante debito di ossigeno, si è salvata in  corner , enfatizzando le sue più bieche pulsioni populiste, solleticando il peggio dell’animo di

Chi armava Annibale...?

Avevo scritto:  “Nessuno tocchi Rovelli!” , parafrasando il  “Nessuno tocchi Caino!” , che impone di garantire la salvaguardia anche di un colpevole (è il principio dell’ Habeas Corpus , previsto fin nella  Magna Carta  nel 1215). Nel nostro caso si tratta di salvaguardare il diritto di espressione che è alla base della civiltà occidentale: il diritto di poter dire anche le peggiori fesserie, purché non costituiscano reato di altro genere (diffamazione, oltraggio, ecc.). E invece, in capo a pochi giorni dalle sparate, diciamo, “pacifiste” del Professore al Concerto del Primo Maggio, ecco che addirittura uno zelante funzionario ministeriale gli revoca un invito ad una prolusione da tenere presso la prossima Fiera del Libro di Francoforte. Apriti cielo! Fiumi straripanti di solidarietà pelosa da parte di tutta la schiera di finto-pacifisti nostrani, sedicenti intellettuali più o meno fasulli, strenui difensori di ogni diritto, ben pronti a far sentire la loro protesta vibrante per l’affr

AAA Cercasi leader disperatamente ...

  Questa è una lettera aperta (non proprio amorevole) a Carlo Calenda e Matteo Renzi (in ordine alfabetico). Ho promesso di non chiamarli più Bibì e Bibò da quando sono stati protagonisti del pasticcio politico culminato nella rottura del costituendo Terzo Polo. Non più monelli discoli, ma distruttori dispettosi. A dire il vero già da agosto i soliti media maldicenti e prevenuti avevano preconizzato la prossima fine del sodalizio inaugurato in vista delle elezioni del 25 settembre scorso. Gli ottimisti un po’ creduloni come me avevano pensato alle solite manovre dei media pilotati da avversari politici, come sempre poco propensi a giudicare favorevolmente le novità. Si diceva durasse due mesi: ne sono passati otto, da agosto ad aprile, nemmeno una gravidanza. Poi l’aborto. Una fine che più indecorosa non si sarebbe potuto immaginare. Sono volate parole grosse (soprattutto da una parte), poi allusioni, smentite, retroscena, gossip, frecciatine, risentimenti, tutto un campionario degno d

Gli uomini, i petardi e la sinistra

  Qualche settimana fa Michele Serra, in un‘Amaca dal titolo significativo di “Uomini e petardi”, faceva dell’ironia sull’ultimo lancio della Space X di Elon Musk, conclusosi con un’esplosione quando il razzo (il più grande e potente mai costruito al mondo) aveva quasi raggiunto la sua destinazione orbitale. Un po’ seccato dal tono irrisorio dell’Amaca avevo commentato: Caro Michele, avrai notato dai commenti all’Amaca che in tanti (molti più del solito) non concordano con il tuo giudizio sferzante su Elon Musk e le sue imprese spaziali. Secondo me stai dimostrando di essere affetto da un misto di miopia e di pregiudizio ideologico. Quelli di Musk non sono gli unici e ultimi miliardi sulla terra: fortunatamente esistono enormi risorse per opere di salvaguardia del territorio e dell’ambiente e non è detto che sia Musk a dover provvedere alla bisogna. Lui persegue altri obbiettivi, tutti leciti, legittimi, ed anche molto utili. Musk è libero di investire (non spendere …!) nelle imprese s