Il poco decifrabile risultato delle elezioni in Israele, dove per ora non ha vinto nessuno e paradossalmente l’ago della bilancia sembrano essere i partiti arabi israeliani, insieme ai più rassicuranti esiti delle elezioni in Brasile, vinte dal vecchio ma indomabile Lula, e in Serbia, vinte da un partito-non-partito fondato da giovani studenti stufi del vecchiume sovietico del precedente regime, inducono da una parte a pensieri positivi e confortanti, dall’altra certificano la dimensione epocale della minaccia cui sono sottoposti i sistemi democratici. Meglio vincere che perdere , avrebbe detto Max Catalano di “Quelli della notte” ma, quando si vince per un soffio, è opportuno tenere conto del peso dei perdenti. Infatti, la bilancia può pendere ora di qua, ora di là. Che vincano la libertà e la democrazia ci riempie di gioia, ovviamente, ma guai a dimenticare che un peso quasi uguale ce l'hanno gli avversari populisti con chiare tendenze antidemocratiche e illiberali, che ormai ...
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